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IL BACO DEL SISTEMA
Inutile vietare la vendita ai residenti di una certa zona, se la residenza non risulta tra i dati inseriti nell’elaboratore centrale
Nei giorni scorsi, nei vari articoli analisi che abbiamo proposto dopo l’alta tensione in Parma-Sampdoria, avevamo indicato come “Baco del sistema” la vendita di circa 150 biglietti a tifosi residenti in Liguria – la maggior parte dei quali emessa a Parma da una tabaccheria in zona Orsoline, ma non è stata l’unica – nonostante fosse vietata la medesima per il noto provvedimento firmato dal Prefetto, che ha ricevuto l’opportuna richiesta dal Questore (nella foto qui a lato di Franco Saccò, Archimmagine, insieme al Teatro Regio per Sport Civiltà) , il quale non aveva avuto nulla da eccepire sulla proposta formulata al riguardo dal CASMS su indicazioni dell’Osservatorio per le Manifestazioni Sportive. Abbiamo più volte manifestato il nostro dissenso su un provvedimento insulso, anzi nocivo, prima e dopo l’evento: in questa sede vorremmo, però, evidenziare l’assoluta inefficacia tecnica di tale restrizione… (segue all’interno)
Ci siamo interrogati su come poteva essere possibile che gli elaboratori di Lottomatica o del Centro Interforze di Napoli non fossero riusciti a “filtrare” questa vendita non autorizzata di biglietti, dal momento che in questa occasione sono stati emessi ben 150 titoli a nome di individui che non avrebbero potuto acquistarli, poiché residenti in Liguria. Ci siamo documentati e la risposta è banalmente semplice: la residenza non risulta tra i dati richiesti dall’elaboratore centrale, che si accontenta delle generalità, nome-cognome-data e luogo di nascita. Ma, appunto, non
richiede la residenza. A questo punto l’uomo di buon senso potrebbe pensare che è inutile vietare la vendita ai residenti di una certa zona, se la residenza non risulta tra i dati inseriti nell’elaboratore centrale. In sostanza non esiste una possibilità tecnica, automatica – chiamatela come volete – per impedire la vendita del ticket a chi risiede in una zona interdetta: deve essere un essere umano (nel caso specifico il tabacchino-Orsolino e i suoi colleghi) a verificare, documenti alla mano, se chi richiede detto titolo di accesso può
acquistarlo o meno. Posto che personalmente sarei anche favorevole al ritorno del bigliettaio sul filobus – come quando ero bambino, mettendo al bando le obliteratrici, con indubbi vantaggi occupazionali (chissà se alla Tep in questi giorni hanno tempo e voglia di pensarci…) – è mai possibile che nel 2010, quasi 2011, ci si debba fidare, per questa pratica di concetto, dell’essere umano con tutte le debolezze che questi può avere? No, dico, perché, ad esempio, se ti si presentassero davanti alcuni energumeni che mica tanto
gentilmente ti mettono davanti una lista di nomi dicendo di emettere dei biglietti, ignorando il dettaglio di verificare la residenza di chi li deve ricevere, tu povero esercente, cosa faresti? Ti opporresti con tutte le tue forze? Saresti così zelante, tu che non hai scelto di fare il tutore dell’ordine, da controllare i documenti, diciamo così, a regola d’arte? Andiamo, dai… Cerchiamo di essere seri! Se proprio si vuole fare una limitazione anche i poveri dettaglianti debbono essere tutelati: la famosa blacklist, il semaforo rosso per i nomi a rischio, deve
funzionare. E con essa anche eventuali limitazioni territoriali, se proprio vogliamo ricorrere a questi sistemi per ordinanza prefettizia. Il povero tabaccaio deve essere messo in grado di poter dire: “Mi spiace, ma non viene materialmente fuori il tagliando”, non essere lasciato lì alla mercé delle buone maniere altrui, e poi, magari, essere anche punito per l’abuso commesso, con un richiamo, se gli va bene, o con multe, se gli va male.
Dunque, ricapitolando: se si vuole fare una limitazione territoriale per la vendita dei biglietti, ci si attrezzi affinché la stesa possa essere inibita dal terminale. Non dal suo operatore. Grazie. Poi se volete evitare di cercarvi del freddo per il letto, magari evitate di trasformare una festa annunciata in una serata ad alta tensione. Ho già esposto negli articoli precedenti la cronaca di quel che ho visto in quei concitati momenti, esprimendo i miei dubbi sugli schieramenti in campo – e i loro comportamenti – da ambo le parti. Ho sentito anche la versione data dagli Ultrà doriani
all’inviato di Primocanale: “Non abbiamo fatto una marcia su Parma”. Non mi pare che sia stato scritto qualcosa del genere, ma potrebbe anche essermi sfuggito: però l’arrivo insieme, in formazione compatta, dei due gruppi, da via Torelli fino davanti alla gabbia, alle ore 20.35 è un dato inconfutabile. Se poi davanti ai cancelli, durante la carica, sono rimasti solo i parmigiani – e stando ad alcune testimonianze solo la parte più debole di essi, cioè donne e bambini – è un'altra circostanza. “Frambo”
aveva urlato la sua verità da dietro le sbarre della gabbia, specificando: “I doriani sono intelligenti non tentano di entrare”. Già: ma 150 biglietti erano pur stati venduti. A loro. Se alla fine hanno preferito non entrare, forse è stato perché nel frattempo la società Parma FC, aveva emesso (probabilmente in accordo con la Questura) un comunicato mica tanto sibillino, che preannunciava sanzioni amministrative (leggi DASPO) da parte delle autorità per i residenti nella regione Liguria che avessero tentato di utilizzare un titolo valido per la partita Parma-Sampdoria. Immagino che
, di conseguenza, siano anche pochi ad essere intenzionati a chiedere il rimborso per il mancato utilizzo. Insomma: sarebbe stato bello se doriani e crociati avessero potuto seguire insieme, da gemelli, la partita nello stesso settore, la Curva Nord, però le premesse erano sbagliate, così come, col senno di poi, sembra sapere un po’ di tappo l’apprezzabile proposta di fondere i colori gialloblu-cerchiati. Premesse sbagliate da una parte e dall’altra barricata: che brutto usare questi termini legati al calcio, ma tant’è…. Il Ministro Maroni, tra un Saviano e l’altro, promette che entro pochi anni ci sarà l’abbattimento delle barriere agli stadi (dopo che le medesime sono state “fortificate” su sua commissione…). Naturalmente se il calcio, prima, non sarà stato abbattuto del tutto… (gabriele majo)
2 commenti:
Ma il "Frambo" lo sa che continui a citarlo? E' d'accordo? Per sicurezza diciamocelo.....
Gentile Anonimo, che immagino sia tale così non corre il rischio che io lo citi, non sono al corrente della circostanza che il "Frambo" sappia che continuo a citarlo. Ma non credo che sia un dettaglio di fondamentale importanza: dal momento che Egli, dinnanzi ad alcuni cronisti, quorum ego, urla a gran voce la sua testimonianza, evidentemente è perchè la stessa venga diffusa, per il tramite dei cronisti stessi, alla comunità. Nel mio piccolo lo accontento. E, se del caso, chioso.
Sul fatto che sia d'accordo suppongo di sì: appunto se uno, dinnanzi a due telecamere e a due cronisti, urla la sua versione dei fatti da dietro la gabbia prefiltraggio, è perchè ha la volontà, ripeto, di far sapere il suo pensiero ad altre persone.
Non capisco, invece, la Sua conclusione "Per sicurezza diciamocelo": per sicurezza di chi? Mia? Sua? Del lettore? Del Frambo? E sicurezza in che senso? Diciamocelo chi? Noi tutti - scrittori e lettori - di stadiotardini.com ? Il suo messaggio mi pare un po' criptico. Al contrario spero di essere stato esaustivo sulla questione del Frambo, che mi perdonerà se l'ho dovuto citare per l'ennesima volta. Specifico, infine, che conosco Frambo da una vita, e quindi so associare il suo volto ad un nome. Altri, invece, protagonisti dei miei resosoconti, li conosco solo sommariamente. Grazie per il Suo contributo, ma per sicurezza sarebbe belloe se ci dicesse il suo nome o almeno il suo nickname. E sempre per sicurezza ci chiarisse cosa significa "per sicurezza diciamocelo". Saluti. Gm
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