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martedì 3 maggio 2011
COLOMBA: “SE RESTO AL PARMA? CI SPERO, CARTA CANTA…”
L’allenatore, ieri ospite telefonico a Bar Sport, ha risposto così a Gabriele Majo , il quale, in diretta, gli aveva chiesto se si poteva affermare con estrema sicurezza che sarà lui il tecnico della prossima stagione
(gmajo) – Colomba e il suo futuro crociato. Nell’etere di Parma (Teleducato, Radio Bruno) è da un po’ che si parla della guida tecnica del Parma 2011-12, perché spifferi di giornalisti di solito ben informati, hanno fatto trapelare un presunto interessamento della società di Ghirardi per Gasperini. Il contatto sarebbe avvenuto anche durante la gestione di Psycolomba, che, in questo scenario,verrebbe così ad assumere il ruolo fino ad ora negato con forza e con orgoglio dai vertici di traghettatore. La questione ieri sera è approdata anche a Bar Sport, il salotto di Tv Parma, al quale ero ospite: sono stato proprio io a chiedere lumi al mister, considerato che, su questo blog, stadiotardini.com, avevamo già effettuato qualche riflessione al riguardo, partendo dall’assunto che meritocrazia vorrebbe che la questione non fosse neppure in discussione: insomma Colomba dovrebbe rimanere al suo posto, avendo conquistato (virtualmente come il Milan lo Scudetto) quello che gli era stato chiesto, cioè la salvezza del Parma. Continua all’interno, anche con la trascrizione della telefonata di Colomba a Bar Sport
Qualche dubbio al riguardo – prima ancora dei citati rumors Gasperiniani, quando evidentemente si riteneva che Colomba fosse un fuoco di paglia – lo aveva fatto sorgere durante la stessa presentazione proprio lo stesso mister, il quale affermò: la mia esperienza al Parma sarà breve ma intensa. E ovviamente si riferiva a queste sette giornate… Ieri sera glielo ho ricordato. E lui mi ha risposto così: “Naturalmente mi auguro che la mia esperienza duri di più, però questo finale di campionato più intenso di così si muore. Il bello del calcio è proprio questo: che
ti offre emozioni continue e quando queste emozioni ti fanno poi raggiungere l’obiettivo, ne sei soddisfatto. Certo che ora stiamo soffrendo e stiamo gioendo, ma lo facciamo sempre finalizzati a raggiungere l’obiettivo, altrimenti non serve a nulla”. Il fatto che alla prima domanda che sono riuscito a porre (in quell’agone si fa spesso a gara a chi arriva prima a parlare) mi abbia risposto con un semplice auspicio (“mi auguro”) e non con una certezza, mi ha indotto ad approfondire la questione (ho dovuto persino fare una entrata decisa - cosa che aborro, come certi teatrini
televisivi, che pure qui da noi stanno, ahimé dilagando - sul più anziano collega Bellé) con una seconda pregunta. “Lei ha detto mi auguro che l’esperienza duri di più, ma se se lo augura vuol dire che non né è ancora certo al 100%, oppure possiamo affermare con estrema sicurezza che lei sarà l’allenatore del Parma anche nel 2011-12?” E questa è la risposta che mi ha dato: “Per adesso c’è carta canta e quindi l’esperienza c’è, certo la vorrei fare giocandomi le possibilità che il Parma mi può offrire in serie A. Questa è la verità. Sono venuto per quello, no? Altrimenti andavo in B
oppure in un’altra piazza già retrocessa: ho cercato di rimanere in A, rischiando, perché non era semplice, adesso siamo ancora in ballo, ma con molte più possibilità di prima sicuramente…”. Preciso che durante la giornata, ai microfoni di Radio Kiss Kiss, lo stesso Colomba sarebbe stato (uso il condizionale non avendolo ascoltato direttamente, ma avendo solo letto la nota d’agenzia, amplificata con un opportuno tranquillizzante titolo da gazzettadiparma.it) un po’ più certo sulla sua permanenza sulla panchina crociata. Questo il virgolettato
riportato: “Il mio futuro? Resto al Parma e ne sono felice. Il club ha creduto in me, ho riproposto al Parma lo stesso contratto che avevo con il Bologna. Credo in quello che faccio, visto che nessuno mai mi darà la Juve, credo che Parma sia la provincia di qualità per eccellenza…” Concetto, quest’ultimo, che avrebbe ripetuto anche durante il collegamento con il ring del lunedì sera di Tv Parma. Tra una sclerata e l’altra di Cervi e Frigeri (a mio avviso evitabili, ma evidentemente si ritiene, non so quanto a ragione, che la genti apprezzi questo tipo di spettacolo) ho cercato di spiegare
perché abbia tirato a mano il tema del futuro di Colomba, solo apparentemente certo. Ha cercato di aiutarmi Michele Gallerani, però, facendolo, ha fatto un po’ deviare il punto di osservazione: perché sarà anche vero che lui ha ascoltato dei dubbi avanzati su una radio bolognese da Emanuele Righi, (il quale avrebbe ventilato come se l’arrivo di Colomba al Parma fosse solo un prestito), ma la questione non è nuova neppure a Parma dal momento che come già segnalato se ne è spesso parlato in radio e in tv anche a Parma. E così Sandro Piovani, che nell’occasione
sembrava indossasse i panni di Leonardi prima maniera, più che quelli del giornalista, se ne è uscito fuori sbottando: “Sono trasmissioni che non vogliono bene al Parma”, subito seguito da Milano, secondo cui il venticello andava subito fermato, in questo momento delicato. Momento delicato? Ma se la salvezza è già cosa fatta? (per lo meno come lo scudetto al Milan). Ma mettiamo un po’ d’ordine: l’ipotesi dell’anomalo “prestito” da parte del Bologna di Colomba al Parma era girata in alcune redazioni parmigiane (ma con provenienza bolognese) già qualche settimana
fa, quindi ben prima del derby, tant’è che io stesso, pur non ritenendola verosimile già in partenza, avevo avuto lo scrupolo di verificarla parlandone con alcuni colleghi, che mi confermarono si trattasse di una bufala, tanto è vero che non ne ho mai parlato sul blog. E ieri sera Colomba ha anche parlato di carta canta, dunque il suo contratto per la prossima stagione con il Parma dovrebbe essere una cosa fatta, anche se nel calcio, come dice Piovani, i contratti sono fatti per essere poi stracciati. Diverso, invece, è il discorso dell’abboccamento con Gasperini (e che nulla
centra con le presunte illazioni bolognesi per seminare zizzania), fino a questo punto tutt’altro che smentito. Anzi. In tal caso il teorema sarebbe: Gasperini al Parma che si prodigherebbe per trovare a Colomba una panchina di suo gradimento. Ma proprio nella risposta che Colomba mi ha dato ieri sera in tv, c’è la conferma che l’ipotetico progetto non sarebbe da lui condiviso, avendo accettato di tirarci fuori dalla tolfa per poi avere come giusto premio la possibilità di guidarci in serie A l’anno prossimo. Se no non avrebbe accettato la mission impossible, per fortuna diventata possible a tempo di record. E meritocrazia vorrebbe che potesse gustarsi il meritato premio. Gabriele Majo
TRASCRIZIONE COLLEGAMENTO TELEFONICO DI FRANCO COLOMBA A BAR SPORT 02.05.2011
Giuseppe Milano – Un grande momento del Parma e anche per lei, che però continua a predicare cautela, e di pensate prima di tutto alla matematica certezza…
“Infatti se Galliani ha detto che ancora non ha ancora vinto lo Scudetto, a maggiore ragione noi dobbiamo essere prudenti. Ma prudenza non vuole dire non consapevolezza che abbiamo fatto buone cose, e che abbiamo ipotecato qualcosa di importante, però, fin che non c’è la matematica, esagerare mi sembra sbagliato”.
Monica Bertini – Quando lei ha preso in mano i crociati sapeva che avrebbe dovuto affrontare la Lazio, l’Inter, l’Udinese, il Palermo e poi quelle che mancano ancora, cioè il Bologna, la Juventus e il Cagliari: vedendo i risultati che ha ottenuto, se lo aspettava un cammino così?
“Me lo aspettavo? Più che altro lo desideravo, poi è ovvio che da ogni partita si possano prendere tre punti. Ci sono volte in cui i meriti non li prendi e altre volte in cui soffri un po’ di più, come è successo in queste gare, però arrivi a raggiungere l’obiettivo. Noi pensiamo solo se invece di nove ne avessimo fatti quattro: nessuno ci avrebbe detto nulla, anzi sarebbero stati tutti contenti, però ora saremmo un po’ inguaiati. Quindi va bene così. Va bene così…”
Monica Bertini – Con quei nove punti siete a quota 41, e pensare che proprio contro il Bologna, la sua ex squadra, potrebbe arrivare la matematica salvezza. Che cosa priva nell’affrontare il club che l’ha visto protagonista lo scorso anno?
“Altre volte mi hanno fatto questa domanda. Io sono abituato a guardare avanti, perché voglio dimenticare quello che è successo, al di là che adesso ho solo il Parma nella testa e quello che voglio fare è raggiungere questo traguardo il prima possibile. Quindi c’è una gara importante, che ha tre punti in palio, e la devo affrontare come se fosse una gara normale, perché altrimenti, se ti fai prendere da altre cose, sbagli. Quindi affrontiamo questa partita concentrati, perché è quello che dobbiamo fare”.
Giuseppe Milano – Tante volte, durante Bar sport, la nostra trasmissione qui su Tv Parma, abbiamo lodato questo 4 4 2, dicendo: la semplicità premia. E’ stata davvero la semplicità a far rilassare il gruppo? Quale è stata la chiave – naturalmente al di là della sua bravura e quella dei giocatori, perché questo è un gruppo importante – principale per fare cambiare rotta a questo Parma?
“Innanzitutto la disponibilità. Ho trovato disponibilità nei giocatori, consapevoli del problema che si era venuto a creare e avevano voglia di uscirne. Io ho qualche anno in più, un po’ di esperienza, ognuno mette del suo: io ho messo quello che negli ultimi anni avevo messo anche in altre squadre, e fino a questo momento i fatti ci danno ragione. Collaborazione. Responsabilizzazione da parte di tutti, io per primo. Quando è così se ci sono dei valori vengono fuori”.
Gian Franco Bellé – Mister buonasera, mi chiamo Bellé. Tu hai assunto questa squadra a sette giornate dalla fine, con un Parma in una posizione disperata, a due punti dalla B e con un contratto in mano ancora per un anno, quello successivo. In tutta sincerità, che cosa ti ha spinto ad accettare l’offerta del Parma? Uno stato di incoscienza? Una voglia di panchina? Un eccesso di ottimismo?
“La stessa cosa che mi ha fatto prendere l’Avellino ultimo, l’Ascoli ultimo, il Bologna terzultimo. Intanto se aspetto la Juve, l’Inter e il Milan posso aspettare una vita, e allora dal momento che mi è capitato il Parma, che è una squadra di provincia, ma una provincia di qualità, l’ho accettato subito, perché è giusto così, anche se non ci ho guadagnato, non ci ho rimesso: ho semplicemente rimesso in gioco la mia professione, il mio saper fare l’allenatore. Il fatto di dover sempre dimostrare fa parte del mio lavoro: è quello che cerco di trasmettere anche ai giocatori: un giocatore che si adagia su una partita o due o su un risultato e un’annata bella, sbaglia ed è la stessa cosa per un allenatore”.
Gian Franco Bellé – Si, però, sette giornate e Monica prima ti ha elencato le partite che ti aspettavano: non era un calendario in discesa. Una certa forma di incoscienza e di audacia c’era in questa scelta…
“C’era una chance di salvezza e la volevo cogliere, perché solamente così posso aspirare a qualcosa in più, altrimenti si rimane sempre indietro e non va bene”.
Sandro Piovani – Senti Franco, sono Sandro Piovani. Ma per il Parma dell’anno prossimo cosa manca?
“Mancano tre partite…”
Giuseppe Milano – Troppo facile questa risposta…
Gabriele Majo – Mister, salve, sono Gabriele Majo. Volevo farle una domanda sul futuro, pensando però al passato. Durante la sua presentazione lei affermò: la mia esperienza al Parma sarà breve ma intensa. E ovviamente si riferiva a queste sette giornate…
“Naturalmente mi auguro che la mia esperienza duri di più, però questo finale di campionato più intenso di così si muore. Il bello del calcio è proprio questo: che ti offre emozioni continue e quando queste emozioni ti fanno poi raggiungere l’obiettivo, ne sei soddisfatto. Certo che ora stiamo soffrendo e stiamo gioendo, ma lo facciamo sempre finalizzati a raggiungere l’obiettivo, altrimenti non serve a nulla”.
Gabriele Majo – Lei ha detto mi auguro che l’esperienza duri di più, ma se se lo augura vuol dire che non né è ancora certo al 100%, oppure possiamo affermare con estrema sicurezza che lei sarà l’allenatore del Parma anche nel 2011-12?
“Per adesso c’è carta canta e quindi l’esperienza c’è, certo la vorrei fare giocandomi le possibilità che il Parma mi può offrire in serie A questa è la verità. Sono venuto per quello, no? Altrimenti andavo in B oppure in un’altra piazza già retrocessa: ho cercato di rimanere in A, rischiando, perché non era semplice, adesso siamo ancora in ballo, ma con molte più possibilità di prima sicuramente…”
Sandro Piovani – Il livello? Secondo te quanti punti servono?
“Non si sa: dipende cosa facciamo noi domenica e cosa fanno quelli dietro. Ogni settimana tutto può mutare”.
Gian Franco Bellé – Il Bologna è reduce da cinque sconfitte e domenica avrà quattro squalificati. Il Parma ha raggiunto quota 41, anche se ancora non c’è la matematica, c’è quasi la certezza di essere in zona salvezza: c’è il rischio che la squadra possa deconcentrarsi?
“Beh, insomma… Saremmo dei pazzi. Saremmo dei pazzi, dico la verità. Non ci voglio neanche pensare…”
Stefano Frigeri – In presentazione Giuseppe Milano ha detto che questo è stato un bellissimo tris: è improbabile pensare ad una quaterna, ad una cinquina e magari anche ad una tombola, con le ultime partite che rimangono? Cioè: il Parma se le gioca tutte?
“Allora, guarda: nel calcio ci sta tutto. E’ ovvio che pensare di centrare tutte le partite possa essere un desiderio, ma poi riuscirci sarebbe una impresa. Quindi rimaniamo con i piedi per terra, perché è questo che deve fare il Parma. Sta uscendo dai problemi con umiltà, non con le smargiassate. Quindi noi siamo consapevoli che possiamo fare bene: l’ultima partita abbiamo sofferto un po’, perché di fronte ci sono squadre forti, squadre con obiettivi: l’Udinese ne aveva, l’Inter ne aveva ed il Palermo stesso puntava a qualcos’altro…”
Stefano Frigeri – C’era un detto che diceva: soldi portano soldi. Quindi vittoria può portare vittoria, no?
“Finora è stato così. Va bene…”
Guido Schittone – Quando ha capito che invece di imporre un modulo bisognava adattare un modulo alle caratteristiche dei giocatori che aveva? Cosa non considerata da chi la precedeva?
“Circa una decina di anni fa…”
Guido Schittone – E come mai alcuni suoi colleghi non lo hanno mai capito?
“Non è vero. Non credo sia così: si fanno prove, si cambia, si muta. A volte si trova subito quello che si cerca, altre volte ci si mette un po’ di più. Io credo che ognuno faccia la sua strada”.
Antonio Cervi – Ma un allenatore che abita a Bologna, che ha allenato il Bologna, viene al Parma, una squadra che è sempre stata davanti al Bologna negli ultimi anni, un Parma che stava retrocedendo ed è riuscito a portarlo un punto avanti il Bologna. Quanta soddisfazione c’è in lei in questo momento?
“Devo dire molta. Molta. E’ inutile nasconderlo. Ribadisco: tutto deve avere il giusto finale e il giusto finale è quello che desidero più di ogni altra cosa, per coronare questo bell’inizio di rapporto con Parma. Quindi aspetto la fine. A me parlare prima non piace”.
Sandro Piovani – Che accoglienza ti aspetti a Bologna?
“Di sicuro il tifo non sarà certo per noi, però non ho ammazzato nessuno…”
Seguono una serie di domande di bambini (nove anni) della Scuola Calcio San Leo ospiti in studio
Quale è stata la partita più difficile per te?
“La più difficile senz’altro la prima, perché non hai ancora bene in mano la situazione, non hai la conoscenza del gruppo che guidi, quindi non sai mai come comportarti, con l’uno o con l’altro, cosa puoi chiedere a un giocatore, o a un reparto. Dopo una sola settimana di conoscenza in più le cose sono andate meglio”.
Colomba, quando eri arrivato al Parma, eri sicuro di rimanere in serie A?
“Sicuro no, ma fiducioso sì. La sicurezza, sai, la trovi strada facendo. Però avevo fiducia in un gruppo di giocatori che mi ricordavo l’anno scorso avere fatto molto bene. Ci credevo, sì, senz’altro”.
Quando c’era Marino il Parma era in crisi: adesso che c’è lei cosa ha dato in più alla squadra?
“Il nostro è un lavoro difficile, perché a volte un allenatore, pur lavorando bene, non riesce a trovare il bandolo della matassa e risolvere così dei piccoli problemi. E quindi quando uno arriva non è semplice neanche per lui, però, magari, cerca di sfruttare le sue conoscenze e soprattutto magari alla luce di quello che può aver visto o valutato dal di fuori, cercando di modificare qualcosa. Però io ho esercitato anche il ruolo di sostituito, quindi so le difficoltà che ha un allenatore”.
Come si fa a diventare un grande calciatore?
“Un grande calciatore ha prima di tutto una grande passione. Allora deve essere al primo posto, assieme alla scuola e poi avere fiducia in se stessi, non demoralizzarsi mai, perché la cosa più importante è non mollare in ogni frangente”.
(Collegamento telefonico dell’allenatore del Parma FC Franco Colomba a Bar Sport – Tv Parma – di lunedì 02.05.2011, trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)
TRASCRIZIONE COLLEGAMENTO TELEFONICO DI FRANCO COLOMBA A BAR SPORT 02.05.2011
“Infatti se Galliani ha detto che ancora non ha ancora vinto lo Scudetto, a maggiore ragione noi dobbiamo essere prudenti. Ma prudenza non vuole dire non consapevolezza che abbiamo fatto buone cose, e che abbiamo ipotecato qualcosa di importante, però, fin che non c’è la matematica, esagerare mi sembra sbagliato”.
“Me lo aspettavo? Più che altro lo desideravo, poi è ovvio che da ogni partita si possano prendere tre punti. Ci sono volte in cui i meriti non li prendi e altre volte in cui soffri un po’ di più, come è successo in queste gare, però arrivi a raggiungere l’obiettivo. Noi pensiamo solo se invece di nove ne avessimo fatti quattro: nessuno ci avrebbe detto nulla, anzi sarebbero stati tutti contenti, però ora saremmo un po’ inguaiati. Quindi va bene così. Va bene così…”
“Altre volte mi hanno fatto questa domanda. Io sono abituato a guardare avanti, perché voglio dimenticare quello che è successo, al di là che adesso ho solo il Parma nella testa e quello che voglio fare è raggiungere questo traguardo il prima possibile. Quindi c’è una gara importante, che ha tre punti in palio, e la devo affrontare come se fosse una gara normale, perché altrimenti, se ti fai prendere da altre cose, sbagli. Quindi affrontiamo questa partita concentrati, perché è quello che dobbiamo fare”.
“Innanzitutto la disponibilità. Ho trovato disponibilità nei giocatori, consapevoli del problema che si era venuto a creare e avevano voglia di uscirne. Io ho qualche anno in più, un po’ di esperienza, ognuno mette del suo: io ho messo quello che negli ultimi anni avevo messo anche in altre squadre, e fino a questo momento i fatti ci danno ragione. Collaborazione. Responsabilizzazione da parte di tutti, io per primo. Quando è così se ci sono dei valori vengono fuori”.
“La stessa cosa che mi ha fatto prendere l’Avellino ultimo, l’Ascoli ultimo, il Bologna terzultimo. Intanto se aspetto la Juve, l’Inter e il Milan posso aspettare una vita, e allora dal momento che mi è capitato il Parma, che è una squadra di provincia, ma una provincia di qualità, l’ho accettato subito, perché è giusto così, anche se non ci ho guadagnato, non ci ho rimesso: ho semplicemente rimesso in gioco la mia professione, il mio saper fare l’allenatore. Il fatto di dover sempre dimostrare fa parte del mio lavoro: è quello che cerco di trasmettere anche ai giocatori: un giocatore che si adagia su una partita o due o su un risultato e un’annata bella, sbaglia ed è la stessa cosa per un allenatore”.
“C’era una chance di salvezza e la volevo cogliere, perché solamente così posso aspirare a qualcosa in più, altrimenti si rimane sempre indietro e non va bene”.
Sandro Piovani – Senti Franco, sono Sandro Piovani. Ma per il Parma dell’anno prossimo cosa manca?
“Mancano tre partite…”
Giuseppe Milano – Troppo facile questa risposta…
“Naturalmente mi auguro che la mia esperienza duri di più, però questo finale di campionato più intenso di così si muore. Il bello del calcio è proprio questo: che ti offre emozioni continue e quando queste emozioni ti fanno poi raggiungere l’obiettivo, ne sei soddisfatto. Certo che ora stiamo soffrendo e stiamo gioendo, ma lo facciamo sempre finalizzati a raggiungere l’obiettivo, altrimenti non serve a nulla”.
“Per adesso c’è carta canta e quindi l’esperienza c’è, certo la vorrei fare giocandomi le possibilità che il Parma mi può offrire in serie A questa è la verità. Sono venuto per quello, no? Altrimenti andavo in B oppure in un’altra piazza già retrocessa: ho cercato di rimanere in A, rischiando, perché non era semplice, adesso siamo ancora in ballo, ma con molte più possibilità di prima sicuramente…”
“Non si sa: dipende cosa facciamo noi domenica e cosa fanno quelli dietro. Ogni settimana tutto può mutare”.
Gian Franco Bellé – Il Bologna è reduce da cinque sconfitte e domenica avrà quattro squalificati. Il Parma ha raggiunto quota 41, anche se ancora non c’è la matematica, c’è quasi la certezza di essere in zona salvezza: c’è il rischio che la squadra possa deconcentrarsi?
“Beh, insomma… Saremmo dei pazzi. Saremmo dei pazzi, dico la verità. Non ci voglio neanche pensare…”
“Allora, guarda: nel calcio ci sta tutto. E’ ovvio che pensare di centrare tutte le partite possa essere un desiderio, ma poi riuscirci sarebbe una impresa. Quindi rimaniamo con i piedi per terra, perché è questo che deve fare il Parma. Sta uscendo dai problemi con umiltà, non con le smargiassate. Quindi noi siamo consapevoli che possiamo fare bene: l’ultima partita abbiamo sofferto un po’, perché di fronte ci sono squadre forti, squadre con obiettivi: l’Udinese ne aveva, l’Inter ne aveva ed il Palermo stesso puntava a qualcos’altro…”
Stefano Frigeri – C’era un detto che diceva: soldi portano soldi. Quindi vittoria può portare vittoria, no?
“Finora è stato così. Va bene…”
“Circa una decina di anni fa…”
Guido Schittone – E come mai alcuni suoi colleghi non lo hanno mai capito?
“Non è vero. Non credo sia così: si fanno prove, si cambia, si muta. A volte si trova subito quello che si cerca, altre volte ci si mette un po’ di più. Io credo che ognuno faccia la sua strada”.
“Devo dire molta. Molta. E’ inutile nasconderlo. Ribadisco: tutto deve avere il giusto finale e il giusto finale è quello che desidero più di ogni altra cosa, per coronare questo bell’inizio di rapporto con Parma. Quindi aspetto la fine. A me parlare prima non piace”.
Sandro Piovani – Che accoglienza ti aspetti a Bologna?
“Di sicuro il tifo non sarà certo per noi, però non ho ammazzato nessuno…”
Seguono una serie di domande di bambini (nove anni) della Scuola Calcio San Leo ospiti in studio
“La più difficile senz’altro la prima, perché non hai ancora bene in mano la situazione, non hai la conoscenza del gruppo che guidi, quindi non sai mai come comportarti, con l’uno o con l’altro, cosa puoi chiedere a un giocatore, o a un reparto. Dopo una sola settimana di conoscenza in più le cose sono andate meglio”.
Colomba, quando eri arrivato al Parma, eri sicuro di rimanere in serie A?
“Sicuro no, ma fiducioso sì. La sicurezza, sai, la trovi strada facendo. Però avevo fiducia in un gruppo di giocatori che mi ricordavo l’anno scorso avere fatto molto bene. Ci credevo, sì, senz’altro”.
“Il nostro è un lavoro difficile, perché a volte un allenatore, pur lavorando bene, non riesce a trovare il bandolo della matassa e risolvere così dei piccoli problemi. E quindi quando uno arriva non è semplice neanche per lui, però, magari, cerca di sfruttare le sue conoscenze e soprattutto magari alla luce di quello che può aver visto o valutato dal di fuori, cercando di modificare qualcosa. Però io ho esercitato anche il ruolo di sostituito, quindi so le difficoltà che ha un allenatore”.
Come si fa a diventare un grande calciatore?
“Un grande calciatore ha prima di tutto una grande passione. Allora deve essere al primo posto, assieme alla scuola e poi avere fiducia in se stessi, non demoralizzarsi mai, perché la cosa più importante è non mollare in ogni frangente”.
(Collegamento telefonico dell’allenatore del Parma FC Franco Colomba a Bar Sport – Tv Parma – di lunedì 02.05.2011, trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)
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