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martedì 25 gennaio 2011
L’UDINESE DIMOSTRA COME AVREBBE POTUTO ESSERE IL PARMA
L’unione fa la forza: la capacità di Leonardi nell’allestire i gruppi e di Guidolin nel farli rendere, accresce (in me) il rammarico per il divorzio
Premessa. Il ragionamento che sto per fare non è avverso Marino, il quale ha il diritto-dovere di lavorare in santa pace per il bene del Parma ed intendo pienamente rispettarlo. Non sarà protagonista di questo articolo, che invece riguarda Pietro Leonardi e Francesco Guidolin e quello che avrebbe potuto essere, ma non è stato. Avrei evitato di scrivere queste righe di questi tempi, tra l’altro appena prima di una gara decisiva di Coppa Italia, trofeo caro al Parma, ma ci sono alcune circostanze che mi tirano per i capelli e dunque mi appresto a farlo. Lo spunto principale è nato ieri sera, quando, sostanzialmente a reti unificate, ho ascoltato sulle tv locali l’elogio di chi ha saputo costruire l’Udinese (salita agli onori delle cronache come ammazza Inter), alias l’attuale AD del Parma FC…
(Continua all’interno)
…Parimenti, stamani, mi sono imbattuto nei ritratti di Francesco Guidolin – attuale guida tecnica di quel club che sta vincendo, giocando bene al calcio – tratteggiati dalla Gazzetta dello Sport e da Repubblica. In particolare consiglio la lettura del testo scritto da Gabriele Romagnoli, ripreso anche da parma.repubblica.it, nella propria home page, sebbene non ci siano tanti riferimenti all’esperienza parmigiana del Don (peccato perché avrebbero potuto arricchire quella così pregna galleria di ricordi). Ma dice già tanto quel titolo: “L’incompreso Guidolin costruisce ricordi, ma non riesce a sognare” e pure quel catenaccio (che non è il suo gioco, bensì il sottotitolo in gergo prettamente giornalistico):
“Crea meccanismi di gioco perfetti e micidiali che però di solito s’inceppano: la sua Udinese quest’anno ha fatto il contrario. Onesto, parsimonioso, decoroso, fedele, mesto per indole e fisionomia. Ha una vocazione per la sofferenza: un giorno capirà che era il più bravo.” Secondo me, per quel poco che posso aver conosciuto Guidolin, in realtà lui ha una altissima autostima di sé stesso e sa perfettamente di essere bravo. Il limite, da lui stesso riconosciuto, è che non sa vendersi, pur sapendo intuire (e quindi intelligentemente cavalcare) alcuni valori. Da noi, ad esempio, la
Cittadella, tanto per capire. Ma non è certo uno che cura la sua “immagine” , dunque è un po’ demodé e rischia di apparire tale anche il suo gioco. In realtà, in tribuna a Brescia, Massimo Rognoni di Mediaset Sport (a lui un sincero augurio di pronto ristabilimento) che spesso ha seguito quest’anno i friulani, mi ha detto di averli visti giocare divinamente, aggiungendo anche che è una questione di giocatori a disposizione. Il rammarico, nel vedere l’Udinese, costruita sì da Leonardi, ma guidata da Guidolin, viaggiare così bene, è che avrebbe potuto essere il Parma a beneficiare di questo
tandem. Lo affermai spesso un anno fa – non ho certo cambiato idea oggi, anche se posso avere aggiunto addentellati e considerazioni all’idea che mi feci su quel divorzio – si trattò di una interruzione innaturale del rapporto. Tanto per capirci: il Progetto (visto che anche ieri sera in Tv Nava lo ha tirato fuori, ma non era certo il solo) con l’addio di Guidolin, ha subito una brusca interruzione, e se proprio vogliamo, al limite è ripartito da capo all’inizio della presente stagione. Ma non è lo stesso Progetto di prima. E’ un altro. Se una collaudata macchina da punti come Guidolin
fosse rimasto allenatore di un gruppo che, al di là dei fisiologici innesti, era lo stesso che aveva preso in mano due anni prima, quest’anno avrebbe potuto farci cavare delle soddisfazioni. Invece dovendo ripartire da zero, il Progetto rispetto alla tabella di marcia iniziale è indietro di due anni… Pochi giorni fa, l’Amministratore delegato, al telefono, mi ha chiesto perché non scrivi che Guidolin non è più a Parma perché costava troppo e perché voleva due anni di contratto? Non ho difficoltà a scriverlo, anche se questa vulgata l’hanno già riportata in tanti e a me piace essere originale. Ecco fatto, comunque: l’ho riportato. E senza chiosare. Ciò non toglie, se anche questa fosse la motivazione (io penso sempre che non ci fosse un adeguato feeling sul tandem, ma i due interessati negano dissapori e quindi bisogna credere loro) che ai miei occhi profani, andare a lesinare sull’allenatore, dando una brusca frenata al progetto,
appare un po’controproducente. Ricordo, ad esempio, le oggettive difficoltà cui andò incontro Di Carlo (scelto da Ghirardi poiché ritenuto quello col miglior rapporto qualità/prezzo nella fascia economica), nell’anno che sarebbe culminato con la retrocessione, nel raccogliere la pesante eredità di Ranieri. Condivido pienamente l’idea che bisogna essere virtuosi e darò sempre il mio contributo a sostegno delle operazioni che abbiano una importante valenza economica per il Parma come quella, al momento tuttora in parte incompiuta, del maxi-scambio con il Genoa, ma mi riserbo il diritto/dovere di critica, senza offesa per alcuno, laddove a mio modesto avviso il risparmio possa risultare controproducente per il club. Poi se sbaglio mi corigerete, diceva Papa Wojtyla. E nel caso dell’allenatore, per me, lo era. Comunque sia, come direbbe Frigeri, questi sono ragionamenti che non portano a nulla perché Guidolin, ormai, appartiene al passato, è all’Udinese, che grazie a lui ha raccolto tanti nuovi simpatizzanti a Parma che si informano del risultato che fa. Rimane solo il rammarico che se avessero lavorato insieme per il Parma chissà quali meraviglie avrebbero potuto fare insieme Leonardi & Guidolin. L’unione fa la forza. Gabriele Majo
(Continua all’interno)
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3 commenti:
Caro Gabriele, non capisco perchè tu sottolinei nei tuoi pezzi continuamente che io sono reggiano, che Boni è reggiano. Lo è anche Cattozzi, che difatti era inviso ai parmigiani, nelle cronache Rai. Domenica sono stato a Bologna, c'era pure Gallerani, di recente a Cesena ho visto lui, prim'ancora Nava. Nava è milanese. Io abito a Reggio, lavoro nella mia casa-ufficio, vado negli stadi dove ho opportunità, ma la mia reggianità è ininfluente.
forse ieri sera non hai visto me, a tvparma, io sono il più grande sostenitore al mondo di Guidolin, per me è fra i migliori allenatori d'Europa ma non è simpatico, non si vende bene. più tardi ti invierò dall'unità un elogio dell'udinese, con intervistina al mister, e anche quella de il giornale di una settimana fa, ciao
Secondo me fa bene a rimarcarlo. Come è possibile leggere su più forum dei tifosi del Parma il radiocronista Boni mi da l'impressione che cambi il tono di voce quando il Parma fa gol e quando il Parma lo subisce. Tono di voce alto e deciso quando il Parma subisce un gol, dimesso quando segna. E' sicuramente una mia impressione però vedo che tanti altri tifosi del Parma lo hanno osservato. Tralascio il suo modo di fare la radiocronaca dato che sul web c'è un'ampia letteratura a riguardo.
Paolo Catozzi è un altro reggiano... pensa che lui non provi nessuna gioia personale nel vedere il Parma perdere?
Harris81
Caro Harris, conosco Pierpaolo Cattozzi da prima che iniziassi a fare il giornalista, nel '90. Penso che chiunque segua una squadra si appassioni a quella. a me succede. io però ne seguo tante, diciamo le emiliane. allo stadio però vengo molto più spesso a parma che a bologna, ogni tanto anche a cesena e verona per il chievo. raramente ormai serie b, modena e sassuolo, piacenza non più. reggiana tipo una volta l'anno.
per me c'è passione per il giornalismo, per il calcio, certamente passione e affetto per le squadre della mia regione, al parma devo tanto.
con Cattozzi non ho feeling, siamo troppo diversi, lui è un polemista nato, io amo i toni bassi, a tvparma mi faccio violenza, mi innervosisco, anzi.
conosco Boni dal '90, quando ero a Carlino Reggio. è umorale, molto impegnato dal suo lavoro, tante volte l'ho accusato di fare uno show personale, non una radiocronaca, ma il tono di voce risente dell'ambiente, della sua settimana. tutti siamo umani. a volte strepita troppo, anzi. ricordo un parma-inter 3 anni fa, direi, forse, con figo in campo. sembrava una finale di champions league.
lui è arcicritico per carattere, scelta, natura, ma la reggianità è ininfluente, fidati. boni è un bastian contrario. un saluto.
vanni zagnoli
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