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lunedì 17 gennaio 2011
PARMA BIPOLARE, ADESSO IL BILANCIO E’ IN NEGATIVO
Il girone di ritorno si apre come si era chiusa l’andata: a Brescia sconfitta netta ed “encefalogramma” piatto – Fotogallery amatoriale di Brescia-Parma
BRESCIA – Tra le tante partite della svolta, quella di Brescia pare avere indirizzato il Parma al bivio verso la strada peggiore. La squadra crociata che sembra soffrire di disturbi della personalità – nel giro di poche ore era stata capace di stra-battere la Juve, salvo poi stra-perdere con il Cagliari – chiamato a Brescia mostrare il suo vero volto tra le due ultime prove agli antipodi ha scelto il ritratto peggiore. Quello depresso ed inconcludente. E così il 2011 iniziato nel migliore dei modi sta lentamente scivolando verso un preoccupante prosieguo. Che serva la terapia d’urto? (Continua all’interno)
Non avevo avuto modo di scrivere un commento dopo la fine del girone d’andata: l’ultima analisi “sportiva” proposta riguardava la partita con il Cagliari, quando sintetizzai nel titolo che la storia poteva aspettare. Nelle ore immediatamente precedenti il brusco risveglio ad opera dei sardi (che Tonino Raffa di Radio Rai seppe magistralmente indicare in diretta dopo la prima rete dei sardi con l’espressione: “Gol di Acquafresca – Doccia fredda per il Parma”), infatti, si erano sprecati i peana, peraltro meritati, per l’epico successo sui bianconeri. Quella ubriacatura collettiva dell’intero ambiente crociato dopo l’Impresa poteva essere all’origine della “panza piena”
fattaci pagare dal Cagliari: per questo, se avessi espresso un giudizio complessivo alla prima parte della stagione, dopo il giro di boa, non mi sarei lasciato andare a considerazioni pessimistiche o negative, condizionato dall’ultima prova, ma avrei riconosciuto una votazione (appena) sufficiente perché con 22 punti nel carniere era stato comunque rispettato l’obiettivo minimo posto dalla Società, quello di viaggiare in media-salvezza. Obiettivo minimo, peraltro, assai prudente, dal momento che una squadra che può annoverare il parco giocatori del Parma
dovrebbe assestarsi con tutta tranquillità nella parte sinistra della classifica, finora un lontano miraggio solo sfiorato all’Epifania. Quella sufficienza (risicata) sarebbe stata anche il frutto delle mie aspettative, che non erano peraltro particolarmente alte, dal momento che non mi ero mai lasciato abbagliare dalla prospettiva “non ci basta vincere,vogliamo vincere giocando al calcio”, secondo un noto proclama presidenziale pronunziato verso il 10 di agosto dell’anno 2010. Più sono alte le aspettative più è alta la delusione quando le
stesse non vengono accontentate. Non a caso i giudizi più piccati che mi era capitato di leggere in sede di consuntivo dell’andata, erano relativi più alla mancanza di spettacolo che non alla poco rassicurante posizione in graduatoria. Personalmente non avendo particolari aspettative sulla cifra qualitativa che la squadra avrebbe dovuto offrire, potevo anche accontentarmi del magro bottino, pur non esaltandomi per la evidente mediocrità espressa per gran parte del girone, squarciata solo nel finale del medesimo, grazie
all’affermazione di Torino. Insomma pur con un 6 - -, avrei promosso il tanto vituperato e poco amato Marino, pur essendo notoriamente un nostalgico di Guidolin, capace con un materiale umano sostanzialmente analogo, di raggiungere, dodici mesi prima, migliori risultati sia nell’accezione di punti in classifica che sul piano del gioco (leggesi Firenze, Roma a casa Lazio, solo per citare due esempi di vittorie nette e spettacolari). Non sono solito a lasciarmi condizionare dalle singole partite per tranciare giudizi definitivi su una stagione: vale per i calciatori che non sono mai dei bidoni o
degli eroi a seconda delle volte, per il tecnico e per l’operato complessivo della società, tuttavia, dopo la prestazioni di ieri, mi trovo costretto ad abbassare la sia pur magra votazione che in coscienza mi sentito di riconoscere la scorsa settimana per l’intero girone di andata almeno di un punto, passando dal 6 - - al 5 - - che poi equivale sostanzialmente ad un 4 ½. Uno dei dubbi che spesso ci si pone è qual è il vero Parma? Un atteggiamento comportamentale così bipolare, infatti, non consente di identificare una precisa fisionomia della squadra. Ma due prove
consecutive estremamente negative come quella interna col Cagliari e quella esterna di Brescia (entrambe della stessa fascia di appartenenza del Parma, sia pure con organici, tecnicamente parlando, decisamente inferiori) sembrano far prevalere la versione brutto anatroccolo al cigno. E se se sul piano del gioco sinceramente me ne frego – anzi, potrebbe essere un bella lezione per chi non ha saputo apprezzare quanto costruito nei due anni precedenti – per quanto concerne l’aspetto concreto, i punti, inizio ad essere preoccupato. Scusatemi, ma non appartengo
neppure al partito di chi dice (e ce ne sono parecchi, datosi che li ho ascoltati pure ieri) una netta vittoria sulla Juve a Torino come quella della Befana è impagabile, vale una stagione, pazienza se veniamo retrocessi. Ma come si fa ad affermare una cosa del genere? Capisco l’ odio per i bianconeri, ma questo non deve prevalere sull’amore per la squadra. E se si ama una squadra non si può arrivare a pronunziare una tale bestemmia. Se il prezzo per mantenere la categoria per altri 20 anni fosse perdere 20 volte a casa Juve personalmente non avrei dubbi ad accettare:
non mi ha contagiato la sindrome lazial-romanista per cui basta vincere il derby e pazienza tutto il resto… Della partita con la Juve il Parma dovrebbe ricordare la perfezione nella preparazione, e lo svolgimento dell’elaborato, sia pure facilitato dalle sventure degli avversari. Quel Parma era sul pezzo: quello di ieri a Brescia no. E non è per l’espulsione (sempre Paci protagonista) capovolta rispetto a Torino. La squadra di ieri, nell’atteggiamento, sembrava la stessa che Cagni mandò in campo alla sesta giornata del campionato di serie B: una formazione
timorosa mandata in campo con lo specifico scopo di limitare i danni, portare a casa uno 0-0 brodino, tanto per muovere la classifica in attesa di tempi migliori. Tale atteggiamento, ovviamente, appariva evidenziato dopo il rosso al Corazziere per l’intervento su Eder, ma era già riscontrabile prima. Del resto la summa della partita certifica che il Parma non ha fatto manco un tiro in porta ! Il Brescia, invece, ne ha indirizzati ben otto verso lo specchio, pur capitalizzando dei “gol della domenica” tipo quello di Bega (non noto per essere un goleador, rete fatta col piede “sbagliato” da un
difensore, come ha ricordato in conferenza stampa un raggiante Beretta) o frutto di qualità individuali (Diamanti, anche se poco prima era stato pure colto un palo, sicché non è stata tutta sfiga…). Cagni pagò il “poco osare” e il “tirare a campare” con l’esonero-lampo, adesso, invece, Ghirardi, oltre ad essere meno decisionista di prima, è “prigioniero” di Leonardi, nel senso che potrebbe anche avere una voglia matta di tornare a mangiare gli allenatori come una volta, però non lo fa per non andare palesemente a contraddire l’operato del suo Plenipotenziario. Che possa
essere invece Leonardi a voltare le spalle a Marino mi pare assai improbabile, considerato il noto feeling professionale e il desiderio di non distruggere il progetto intrapreso sulla sua persona. Come attuare, dunque, la terapia d’urto necessaria per rimettere a posto le cose? Immagino che sia lo stesso Amministratore Delegato a trovar una soluzione per uscire dal cul de sac nel quale siamo rientrati, dopo aver fatto benino (media 6 ½ - 7) da dopo la gara di Napoli fino al tonfo interno con il Cagliari. Per i circa 400 tifosi crociati che hanno approfittato della vicinanza
di Brescia per dare il proprio sostegno alla squadra, una domenica pomeriggio d’amarezza, malgrado alla partenza ci fosse lo spirito giusto dell’amarcord ferroviario delle trasferte dei bei tempi andati. Gabriele Majo
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