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VIDEO NEOTON – CANNAVARO HA PERSO LA CAUSA CON LA RAI
(Continua all’interno)
Prima di esprimere il mio commento, vorrei segnalare che di questa questione si sta occupando anche il Tribunale Penale di Napoli nel procedimento a carico di Massimo Parisi (+1). Io stesso, la scorsa estate, venni chiamato a testimoniare (ma non fui l’unico a ricevere la convocazione, ma a rispondere sì), in quanto, all’epoca della trasmissione, figuravo
DOCUMENTO 1
L’ARTICOLO DI GIOVANNA CAVALLI DEL CORRIERE DELLA SERA (05.01.2011)
MASOTTI VINCE CONTRO FABIO “IL VIDEO FU LEGALE”
(di Giovanna Cavalli dal Corriere della Sera)
DOCUMENTO 2
IL SERVIZIO DI MARCO BALESTRAZZI (TV PARMA)
Lancio dallo studio della conduttrice Monica Bertini:
Torniamo a parlare degli sviluppi giudiziari legati alla messa in onda del video shock di Fabio Cannavaro, quello famoso del la flebo alla vigilia della finale di Coppa Uefa: l’ex capitano del Parma e della Nazionale ha perso la causa contro la Rai. Aveva chiesto 4 milioni di euro.
Servizio di Marco Balestrazzi:
GUARDA IL VIDEO DEL SERVIZIO DI BALESTRAZZI
(ci scusiamo per la cattiva qualità della nostra registrazione)
DOCUMENTO 3
DAL VOLUME “CALCIO NEI COGLIONI” DI CARLO PETRINI (KAOS EDIZIONI) : “IL CAPITANO GIUSTO”
Il 27 aprile 2005 il programma televisivo “Punto e a capo”, in onda su RaiDue, trasmette un filmato shock di quattro minuti con protagonista il superpallonaro Fabio Cannavaro. Il video è stato girato dallo stesso giocatore sei anni prima, l’11 maggio 1999, nella camera 712 del Grand hotel Marriott di Mosca (“La stanza dei massaggi”) alla vigilia della partita Olympique Marsiglia-Parma, finale di Coppa Uefa. Non si sa come sia finito alla Rai. Le immagini mostrano Cannavaro, all’epoca difensore del Parma, che si fa iniettare nel braccio un farmaco, il Neoton, dal medico del Parma, presenti nella stanza il massaggiatore e alcuni compagni di squadra.
Le immagini del filmato sono morbose, le parole che si sentono goliardiche. Cannavaro riprende se stesso con una video camerina fissa, è steso sul lettino e dice: “E’ la prova che noi facciamo schifo”. Voce di un compagno di squadra non identificato: “Posso bucarlo io?” , e Cannavaro gli risponde: “Sai chi puoi bucare tu…?”. Il medico, mentre stringe il laccio emostatico al braccio del giocatore, commenta: “E’ da depravati filmare, siamo su livelli di depravazione…”. Ma il prode Cannavaro è scatenato, e dice fissando la videocamera: “Prima della finale di Coppa Uefa: guardate come siamo ridotti… Ho 25 anni, mi stanno ammazzando… Dai, metti dentro (l’ago della flebo, ndr)… il braccio si sta gonfiando… Questa cassetta me la vendo: sai quanto becco?!”; e appena la flebo comincia, geme alla maniera di un tossico: “Sì, ah… che bello… ancora!”. Infine, rivolto al compagno di squadra Sebastian Veron: “Ho le prove che Seba Veron si fa…”. Il farmaco per chirurgia cardiaca Neoton (nel 1999 non proibito dal Cio) è tra quelli che costeranno alla Juventus, nel novembre del 2004, la condanna per frode sportiva mediante abuso di farmaci.
Il giudice Giuseppe Casalbore, ricordando le parole del perito Eugenio Muller (secondo il quale il Neoton è autorizzato per la “cardioprotezione in chirurgia cardiaca” e per “sofferenza metabolica del miocardio in stati ischemici”), scriverà nella sentenza:
“La somministrazione di Neoton (ai giocatori della Juventus) avveniva per via endovenosa e nell’imminenza della partita, in modo che è da escludere ogni altro possibile fine se non quello di consentire al giocatore la possibilità di resistere meglio alla stanchezza della gara e di rendere di più proprio in corso di competizione agonistica. Il momento e la via di somministrazione prescelte, insomma, confermano che non poteva trattarsi di cura, bensì di isolate ancorché ripetute somministrazioni mirate ad alterare la prestazione agonistica dell’atleta, incrementando le naturali capacità di resistenza e di sopportazione della fatica. Non si può affermare, dunque, che la somministrazione fosse effettuata perché i giocatori stessero meglio, perché da un punto di vista clinico – almeno per quanto riguarda il Neoton – non soffrendo delle miocardiopatie indicate nell’autorizzazione ministeriale, i calciatori stavano già bene e non avevano affatto bisogno di quel medicinale, che gli veniva somministrato, invece, affinché giocassero meglio e siffatto comportamento integra perfettamente sia sul piano oggettivo, sia sul piano soggettivo, la previsione del reato contestato di frode sportiva.” (Cfr. C. Petrini, Scudetti dopati. La Juventus 1994-98: flebo e trofei, Kaos Edizioni 2005, pagg. 98-102)
Alcuni mesi prima del maggio 1999, a 5 giocatori del Parma erano stati riscontrati valori anomali dell’ematocrito, ma poi si era parlato di analisi sbagliate a causa di macchinari tarati male, e tutto era stato archiviato. La messa in onda del filmato della flebo-Neoton (che Cannavaro ha tentato di impedire tempestando RaiDue di minacce e diffide legali), nell’aprile 2005, scatena la solita marea di chiacchiere e polemiche, anche perché al momento il prode Cannavaro, oltre che una colonna della Juve moggiana, è anche il capitano della Nazionale azzurra. Il presidente della Federcalcio Franco Carraro assicura che il pallonaro “in azzurro si è sempre comportato correttamente” per cui il suo ruolo di capitano della Nazionale non è in discussione, però dice che “il calcio deve smetterla di dare farmaci a persone sane”. Più duro il presidente del Coni Gianni Petrucci, che tira in ballo la morale: “Sono amareggiato e scosso. Lo sport deve capire che ciò che è tecnicamente possibile nel rispetto dei regolamenti può essere diverso da ciò che è moralmente possibile. Ci sono dei limiti da non oltrepassare”.
L’interessato, il prode Cannavaro, delle polemiche se ne frega , e con un sorriso strafottente da napoletano verace dichiara: “La flebo conteneva una sostanza, il Neoton, che non risulta nelle liste del doping, è un ricostituente che si fa ogni tanto quando arriva la stanchezza. In quella camera c’era allegria e quindi nessuno può pensare che si siano fatte cose strane, anche perché a riprendermi ero io. Non capisco perché si è alzato tutto ’sto polverone: si sono scandalizzati per una flebo”. Ma non si capisce perché un pallonaro stanco, invece di riposare, si spari in vena un farmaco da chirurgia cardiaca… O meglio, si capisce benissimo…
(Da “Calcio nei coglioni” di Carlo Petrini, Kaos Edizioni 2007, pagg. 39-43 – Le dichiarazioni di Cannavaro riportate in conclusione sono tratte da un’intervista a Valerio Staffelli di Striscia la Notizia mentre gli consegna il Tapiro d’Oro)
La condanna cui fa riferimento Carlo Petrini è relativa alla sentenza in in primo grado: l'appello, però, capovolgerà quel verdetto. Il 14 dicembre 2005 il giudice Gustavo Witzel ribalta il primo grado decretando che, dei due capi d'imputazione, il primo (la somministrazione di epo) non sussiste, il secondo (frode sportiva e abuso di farmaci) non costituisce reato, «perché la legge 401 del 1989 non può essere applicata in quanto non è dimostrata l'alterazione delle prestazioni con la somministrazione dei medicinali».
La Cassazione, infine, il 29 marzo 2007 ha chiuso l'iter confermando l'assoluzione in appello per quanto riguarda l'epo, mentre sull'accusa di abuso di farmaci non va oltre constatando inutile entrare nel merito data la avvenuta prescrizione.
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