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mercoledì 5 gennaio 2011

VIDEO NEOTON – CANNAVARO HA PERSO LA CAUSA CON LA RAI

Per il Tribunale di Roma il giornalista Masotti, conduttore di Punto e a capo, non deve versare i 4 milioni di euro di danni chiesti dal calciatore. Sulla vicenda esiste anche un procedimento penale a Napoli …
SAM_0367Devo dire bravo a Marco Balestrazzi di Tv Parma, il quale, sfogliando oggi la mazzetta dei giornali, ha colto sul Corriere della Sera una colonna di spalla al pezzo portante (una intervista a Fabio Cannavaro di Alberto Costa, nella quale il difensore afferma: “Caro calcio italiano ti sei un po’ fermato”) dal titolo: “Masotti vince contro Fabio: il video fu legale”, dandone puntuale  comunicazione e risalto in un suo servizio per il Telegiornale. La vicenda si riferisce alla trasmissione da parte di Rai Due, all’interno del programma “Punto e a capo” del 28.04.2005, a cura di Giovanni Masotti, di un filmato amatoriale shock, “girato” dallo stesso difensore alla vigilia della finale di Coppa Uefa Parma-Olympique Marsiglia dell’11 maggio del 1999, mentre gli stavano iniettando del Neoton.
(Continua all’interno)

SAM_0368Fabio Cannavaro, ritenutosi danneggiato per la messa in onda di quel video, aveva intentato causa alla Rai e al giornalista Masotti chiedendo un risarcimento di 4 milioni di euro, ma in primo grado il Tribunale di Roma gli ha dato torto (la sentenza è del 24.11.2010) respingendo ogni sua obiezione, non essendoci stata alcuna lesione della sua immagine. Il giornalista, secondo il giudice unico Donatella Galterio, non avrebbe dunque commesso alcun reato ed avrebbe solo esercitato il diritto di cronaca. Per una ricostruzione più dettagliata potrete leggere il documento n.1, qui sotto riportato, con l’articolo di Giovanna Cavalli dal Corriere della Sera di oggi.
Prima di esprimere il mio commento, vorrei segnalare che di questa questione si sta occupando anche il Tribunale Penale di Napoli nel procedimento a carico di Massimo Parisi (+1). Io stesso, la scorsa estate, venni chiamato a testimoniare (ma non fui l’unico a ricevere la convocazione, ma a rispondere sì), in quanto, all’epoca della trasmissione, figuravo convocazione testimonianza penalenell’organico del Parma FC come responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione. Mi presentai di buon mattino nel nuovo complesso giudiziario – lotto III – di Piazza Cenni, centro direzionale (dopo un viaggio in cuccetta – il cui supplemento ahimè non mi venne rimborsato, in quanto è previsto solo il rimborso del biglietto di seconda classe – soluzione da me scelta in ricordo dei bei tempi andati, quando seguivo il Parma al Sud viaggiando sulle carrozze delle FS, spesso nottetempo…) per rispondere alle domande del giudice, del PM (una gradevole signora, cui andai a prendere una bottiglia d’acqua, tra un’udienza e l’altra di quelle che precedevano il mio turno) e della difesa, tutti quanti interessati a sapere come quella video-registrazione amatoriale fosse arrivata in palazzo di giustizia napolipossesso della Rai. Ricordo che la stessa cosa vennero a chiedermela, pochi giorni dopo la messa in onda, anche i Carabinieri, mi pare dei NAS, ma non ci giuro, negli uffici di Viale Partigiani d’Italia. Durante la deposizione, che in verità non so quanto possa essere stata utile, ho riferito un particolare che avevo appreso parlando con i massaggiatori e i medici dell’epoca, pure ritratti in quel filmato (piuttosto stizziti per la sua pubblica diffusione), e cioè che c’era stata una moltiplicazione di quel video, che in tanti, evidentemente, avevano voluto conservare. Qualcuno, però, al momento giusto, ha deciso di farlo saltare fuori (altra curiosa circostanza che riferii agli inquirenti era calcio-nei-coglioniche qualcuno aveva affermato di aver visto quel filmato pochi giorni prima in sede). C’è chi, basandosi sulle date, trova una correlazione tra la messa in onda di quel filmato e l’assoluzione della Juventus moggiana dalle vicende doping, dibattimento svoltosi pochi giorni dopo, come dire una mossa ad arte per dire così fan tutte… Ed anche la Juve somministrava neoton (sostanza a quei tempi peraltro non proibita dal CIO) ai propri calciatori, come ricordato nel libro “Calcio nei coglioni” di Carlo Petrini, Kaos Edizioni, che dedica un capitoletto a questa vicenda (cfr. documento 3 in calce a questo post). Io penso invece che qualcun altro, magari un sedicente amico di Fabio, venuto in qualche modo in possesso di una copia del nastro, abbia dato seguito alla sua idea SAM_0366pronunciata, per scherzo, nello stesso famoso filmato, e cioè: “La cassetta è mia, se me la rivendo sai quanto becco…” . Insomma un modo come un altro per avere un’entrata supplementare. E a questo punto vorrei chiosare quanto leggo nella conclusione dell’articolo già citato di Giovanna Cavalli del Corsera (che sotto potete trovare integrale, documento 1), e cioè: “La Rai non ha sfruttato la faccenda a fini di lucro. ‘Per me è una grande soddisfazione’ commenta Giovanni Masotti in partenza per l’ufficio Rai di Mosca. Cannavaro non l’ho mai più sentito. Ma non mi sono pentito di aver mandato in onda quel video. Si riafferma il diritto di cronaca, è SAM_0369importante.’ L’anno dopo Fabio vinse Mondiale e Pallone d’Oro, mentre la sua ‘Punto e a capo’ fu chiusa comunque. ‘Forse i vertici di viale Mazzini dovrebbero ricordarsi di quanto era fatta bene’.” Ecco, io su questo punto avrei proprio da eccepire, perché un conto è il diritto di cronaca, un conto è sfruttare, al fine di fare audience, una vicenda peraltro tristissima, al di là dell’allegria di “Fabietto”, mentre faceva l’attore-regista del corto incriminato. La trasmissione, infatti, (che non era certo un telegiornale e non saprei quanto sia corretto definirla un programma di approfondimento) SAM_0363venne preceduta da un battage pubblicitario con anticipazioni di agenzia e su internet con riportate, ad arte, le frasi più crude pronunciate dal difensore nel filmato, ovviamente senza specificare che stava evidentemente scherzando (anche se nessuno mette in dubbio la realtà dell’atto, cioè la flebo). Quelle frasi messe nero su bianco (“E’ la prova che noi facciamo schifo” o “Prima della finale di coppa Uefa: guardate come siamo ridotti… Ho 25 anni, mi stanno ammazzando…”), avulse dal contesto giocoso in cui sono state pronunziate, erano state immesse SAM_0364preventivamente nel circo mediatico, a mio avviso, al puro scopo di raggranellare telespettatori per una trasmissione che evidentemente ne aveva bisogno. Ma la cosa peggiore è che quel programma era del servizio pubblico, e chissà quanto è stato pagato al misterioso fornitore per avere quel nastro dagli emissari dell’azienda cui si è chiamati a versare un canone di abbonamento. Caro Masotti, in partenza per l’ufficio di corrispondenza Rai di Mosca (toh, proprio là dove venne registrata la famosa videocassetta), forse i vertici di viale Mazzini quando hanno sospeso quel programma non hanno avuto tutti i torti… (Gabriele Majo)
DOCUMENTO 1
L’ARTICOLO DI GIOVANNA CAVALLI DEL CORRIERE DELLA SERA (05.01.2011)
MASOTTI VINCE CONTRO FABIO “IL VIDEO FU LEGALE”
SAM_0362ROMA – Un gol pesante da subire, questo, per Fabio Cannavaro. L’ex muro di Berlino ha perso la causa civile contro la Rai e il giornalista Giovanni Masotti, a cui aveva chiesto 4 milioni di euro di risarcimento. Per avere mandato in onda il filmato choc in cui il difensore della Juve e capitano della nazionale (ma ai tempi in forza al Parma) sdraiato su un lettino, si faceva iniettare il Neoton, medicinale non proibito. Scherzando con compagni, dottore e massaggiatore, mentre si autoriprendeva ridendo, con la flebo in vena: “La cassetta è mia, se mela rivendo sai quanto becco…” Per i giudici non c’è stato reato, ma esercizio legittimo del diritto di cronaca. Quel video amatoriale, lungo 7 minuti, girato l’11 maggio del 1999, nella suite di un hotel di Mosca, il giorno prima della finale di Coppa Uefa contro l’Olympique Marsiglia (poi vinta 3-0 dal Parma), nonostante la diffida preventiva del protagonista, fu mostrato nella puntata del 28 aprile 2005 della trasmissione di RaiDue “Punto e a capo” dedicata al doping. Le immagini, sebbene girate in un clima goliardico, fecero scalpore. “Come siamo ridotti”, diceva Cannavaro ridendo. “Ho 25 anni e mi stanno ammazzando”. Il campione denunciò Rai e conduttore. Ma, almeno in primo grado, la sconfitta è secca. Il Tribunale di Roma (sentenza del 24 novembre 2010) ha respinto ogni sua obiezione. Riconoscendo che la notizia non solo era vera “come emerge incontrovertibilmente dalla provenienza dello stesso filmato di cui il Cannavaro sottolinea la paternità”, ma anche di pubblico interesse, in quanto il fatto che “un calciatore di indiscussa notorietà abbia assunto un farmaco che, ancorché non vietato dalla normativa anti-doping, non era finalizzato a scopi terapeutici, non poteva che costituire un esempio particolarmente significativo” in una trasmissione che parlava di come di cerca di migliorare ad ogni costo le prestazioni atletiche. Inoltre, rileva il giudice unico Donatella Galterio, “il Masotti ha puntualizzato che il Neoton costituiva sostanza lecita”. Conclusioni. Non c’è stata alcuna lesione all’immagine di Cannavaro. Il suo consenso non era necessario, dato l’interesse pubblico del video e la notorietà dell’interessato. La Rai non ha sfruttato la faccenda a fini di lucro. “Per me è una grande soddisfazione” commenta Giovanni Masotti, in partenza per l’ufficio Rai di Mosca. Cannavaro non l’ho mai più sentito. Ma non mi sono pentito di aver mandato in onda quel video. Si riafferma il diritto di cronaca, è importante”. L’anno dopo Fabio vinse Mondiale e Pallone d’Oro, mentre la sua “Punto e a capo” fu chiusa comunque. “Forse i vertici di viale Mazzini dovrebbero ricordarsi di quanto era fatta bene”.
(di Giovanna Cavalli dal Corriere della Sera)
DOCUMENTO 2
IL SERVIZIO DI MARCO BALESTRAZZI (TV PARMA)
Lancio dallo studio della conduttrice Monica Bertini:
Torniamo a parlare degli sviluppi giudiziari legati alla messa in onda del video shock di Fabio Cannavaro, quello famoso del la flebo alla vigilia della finale di Coppa Uefa: l’ex capitano del Parma e della Nazionale ha perso la causa contro la Rai. Aveva chiesto 4 milioni di euro.
Servizio di Marco Balestrazzi:
marco balestrazziRicordate il caso del video shock a Mosca, quello delle flebo prima della Finale di Coppa Uefa Parma-Olympique di Marsiglia? Fabio Cannavaro ha perso la causa civile contro la Rai e il giornalista Giovanni Masotti, cui aveva chiesto 4 milioni di risarcimento per aver mandato in onda il filmato nella trasmissione “Punto e a capo”. Il difensore, nel video, si faceva iniettare “Neoton”, medicinale non proibito, sdraiato su un lettino, si auto-riprendeva scherzando con i compagni: “Come siamo ridotti – diceva Cannavaro, ridendo – ho 25 anni e mi stanno ammazzando.” Frasi che alimentarono i sospetti sul doping, mai dimostrati. Per i giudici, però, non c’è stato alcun reato, ma esercizio del diritto di cronaca nel trasmettere quel video. Il tribunale di Roma ha quindi respinto, in primo grado, le pretese di Cannavaro ed è più difficile cancellare quelle immagini dalla mente dei tifosi. Il Parma vinse quella sera la partita a Mosca, era l’11 maggio 1999: ricordi un po’ sbiaditi non solo dal tempo e per quel video, forse perché legati ad una squadra vincente, ma costruita sulle fondamenta di un colosso, la Parmalat, che nemmeno 4 anni dopo sarebbe stata travolto dal crac trascinando con sé milioni di risparmiatori.
GUARDA IL VIDEO DEL SERVIZIO DI BALESTRAZZI
(ci scusiamo per la cattiva qualità della nostra registrazione)


DOCUMENTO 3
DAL VOLUME “CALCIO NEI COGLIONI” DI CARLO PETRINI (KAOS EDIZIONI) : “IL CAPITANO GIUSTO”
Il 27 aprile 2005 il programma televisivo “Punto e a capo”, in onda su RaiDue, trasmette un filmato shock di quattro minuti con protagonista il superpallonaro Fabio Cannavaro.
SAM_0350Il video è stato girato dallo stesso giocatore sei anni prima, l’11 maggio 1999, nella camera 712 del Grand hotel Marriott di Mosca (“La stanza dei massaggi”) alla vigilia della partita Olympique Marsiglia-Parma, finale di Coppa Uefa. Non si sa come sia finito alla Rai. Le immagini mostrano Cannavaro, all’epoca difensore del Parma, che si fa iniettare nel braccio un farmaco, il Neoton, dal medico del Parma, presenti nella stanza il massaggiatore e alcuni compagni di squadra.
Le immagini del filmato sono morbose, le parole che si sentono goliardiche. Cannavaro riprende se stesso con una video camerina fissa, è steso sul lettino e dice: “E’ la prova che noi facciamo schifo”. Voce di un compagno di squadra non identificato: “Posso bucarlo io?” , e Cannavaro gli risponde: “Sai chi puoi bucare tu…?”. Il medico, mentre stringe il laccio emostatico al braccio del giocatore, commenta: “E’ da depravati filmare, siamo su livelli di depravazione…”. Ma il prode Cannavaro è scatenato, e dice fissando la videocamera: “Prima della finale di Coppa Uefa: guardate come siamo ridotti… Ho 25 anni, mi stanno ammazzando… Dai, metti dentro (l’ago della flebo, ndr)… il braccio si sta gonfiando… Questa cassetta me la vendo: sai quanto becco?!”; e appena la flebo comincia, geme alla maniera di un tossico: “Sì, ah… che bello… ancora!”. Infine, rivolto al compagno di squadra Sebastian Veron: “Ho le prove che Seba Veron si fa…”.
SAM_0352Il farmaco per chirurgia cardiaca Neoton (nel 1999 non proibito dal Cio) è tra quelli che costeranno alla Juventus, nel novembre del 2004, la condanna per frode sportiva mediante abuso di farmaci. Stella Il giudice Giuseppe Casalbore, ricordando le parole del perito Eugenio Muller (secondo il quale il Neoton è autorizzato per la “cardioprotezione in chirurgia cardiaca” e per “sofferenza metabolica del miocardio in stati ischemici”), scriverà nella sentenza:
“La somministrazione di Neoton (ai giocatori della Juventus) avveniva per via endovenosa e nell’imminenza della partita, in modo che è da escludere ogni altro possibile fine se non quello di consentire al giocatore la possibilità di resistere meglio alla stanchezza della gara e di rendere di più proprio in corso di competizione agonistica. Il momento e la via di somministrazione prescelte, insomma, confermano che non poteva trattarsi di cura, bensì di isolate ancorché ripetute somministrazioni mirate ad alterare la prestazione agonistica dell’atleta, incrementando le naturali capacità di resistenza e di sopportazione della fatica.
SAM_0358Non si può affermare, dunque, che la somministrazione fosse effettuata perché i giocatori stessero meglio, perché da un punto di vista clinico – almeno per quanto riguarda il Neoton – non soffrendo delle miocardiopatie indicate nell’autorizzazione ministeriale, i calciatori stavano già bene e non avevano affatto bisogno di quel medicinale, che gli veniva somministrato, invece, affinché giocassero meglio e siffatto comportamento integra perfettamente sia sul piano oggettivo, sia sul piano soggettivo, la previsione del reato contestato di frode sportiva.” (Cfr. C. Petrini, Scudetti dopati. La Juventus 1994-98: flebo e trofei, Kaos Edizioni 2005, pagg. 98-102)
Alcuni mesi prima del maggio 1999, a 5 giocatori del Parma erano stati riscontrati valori anomali dell’ematocrito, ma poi si era parlato di analisi sbagliate a causa di macchinari tarati male, e tutto era stato archiviato.
SAM_0355La messa in onda del filmato della flebo-Neoton (che Cannavaro ha tentato di impedire tempestando RaiDue di minacce e diffide legali), nell’aprile 2005, scatena la solita marea di chiacchiere e polemiche, anche perché al momento il prode Cannavaro, oltre che una colonna della Juve moggiana, è anche il capitano della Nazionale azzurra. Il presidente della Federcalcio Franco Carraro assicura che il pallonaro “in azzurro si è sempre comportato correttamente” per cui il suo ruolo di capitano della Nazionale non è in discussione, però dice che “il calcio deve smetterla di dare farmaci a persone sane”. Più duro il presidente del Coni Gianni Petrucci, che tira in ballo la morale: “Sono amareggiato e scosso. Lo sport deve capire che ciò che è tecnicamente possibile nel rispetto dei regolamenti può essere diverso da ciò che è moralmente possibile. Ci sono dei limiti da non oltrepassare”.
SAM_0356L’interessato, il prode Cannavaro, delle polemiche se ne frega , e con un sorriso strafottente da napoletano verace dichiara: “La flebo conteneva una sostanza, il Neoton, che non risulta nelle liste del doping, è un ricostituente che si fa ogni tanto quando arriva la stanchezza. In quella camera c’era allegria e quindi nessuno può pensare che si siano fatte cose strane, anche perché a riprendermi ero io. Non capisco perché si è alzato tutto ’sto polverone: si sono scandalizzati per una flebo”. Ma non si capisce perché un pallonaro stanco, invece di riposare, si spari in vena un farmaco da chirurgia cardiaca… O meglio, si capisce benissimo…
(Da “Calcio nei coglioni” di Carlo Petrini, Kaos Edizioni 2007, pagg. 39-43 – Le dichiarazioni di Cannavaro riportate in conclusione sono tratte da un’intervista a Valerio Staffelli di Striscia la Notizia mentre gli consegna il Tapiro d’Oro)

StellaLa condanna cui fa riferimento Carlo Petrini è relativa alla sentenza  in  in primo grado:  l'appello, però, capovolgerà  quel verdetto. Il 14 dicembre 2005 il giudice Gustavo Witzel ribalta il primo grado decretando che, dei due capi d'imputazione, il primo (la somministrazione di epo) non sussiste, il secondo (frode sportiva e abuso di farmaci) non costituisce reato, «perché la legge 401 del 1989 non può essere applicata in quanto non è dimostrata l'alterazione delle prestazioni con la somministrazione dei medicinali».

La Cassazione, infine, il 29 marzo 2007 ha chiuso  l'iter confermando l'assoluzione in appello per quanto riguarda l'epo, mentre sull'accusa di abuso di farmaci non va oltre constatando inutile entrare nel merito data la avvenuta prescrizione.

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