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venerdì 21 gennaio 2011

PRANDELLI, LA QUESTIONE ARBITRALE E IL CASO MORRONE

Durante la lezione al Master Sport di ieri il Cittì ha proposto che a fine gara non si parli di decisioni arbitrali. Ma stadiotardini.com gli ha chiesto che ne pensa del deferimento del capitano gravemente offeso da Romeo
SAM_1460(gm) – “A fine gara non si parli di arbitraggi”. La proposta lanciata ieri a Parma da Cesare Prandelli durante il Master Sport in realtà non è una novità: se la memoria non mi tradisce, infatti, due anni fa ebbe la stessa idea anche Francesco Guidolin, all’epoca allenatore dei crociati. Tra i due – protagonisti tempo addietro di una dura querelle nel marzo del 2007, per via di un gol di Mutu al Palermo, all’epoca guidato dal Don, con Guana a terra – evidentemente su questo tema c’è una perfetta identità di vedute. Secondo il Commissario Tecnico, poi, in campo i giocatori dovrebbero avere un atteggiamento più rispettoso nei confronti dei giudici di gara. Stadiotardini.com gli ha presentato il curioso caso di Morrone, offeso dall’arbitro Romeo, con l’espressione “Capitano di Merda” e deferito dalla Procura Federale e gli ha chiesto: ma il rispetto non dovrebbe essere reciproco?
Continua all’interno con la trascrizione di tutto l’intervento del CT Prandelli sulla questione arbitrale

SAM_1367Tutto è nato dalla domanda conclusiva di Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo, ed intervistatore del tecnico durante la lezione: “La tecnologia è un altro di quei temi di stretta attualità: intanto vorrei sapere la tua posizione, se sei favorevole o no all’ingresso della tecnologia in campo. Cioè se è una cosa di cui ravvisiamo il bisogno o se si può andare avanti come si è fatto nei 100 anni precedenti…”
“Io ho detto e lo sostengo – ha risposto Prandelli – che abbiamo il bisogno e la necessità di avere un supporto tecnologico per due motivi. Il primo è che potrebbe essere un deterrente per la violenza. Ti posso portare un esempio: io ho visto una partita Brescia-Juventus, Diamanti era stato chiuso da due difensori della Juventus e dagli spalti, ovviamente, sembrava un calcio di rigore. E si cominciava a sentire, a percepire disagio. Invece è stato bravissimo il giocatore che ha alzato le braccia e ha fatto capire a tutti che non era un fallo da rigore. Non sempre capitano gesti di questo tipo: ci fosse stata la tecnologia, in quel momento avresti fermato la partita, guardato le immagini, tutti avrebbero visto che non si trattava di rigore, e quindi si sarebbe ripreso a giocare stemperando questo tipo di tensioni che sono veramente difficili da gestire. Quindi un deterrente per la violenza.
SAM_1458Secondo, avresti, comunque, la possibilità di de-responsabilizzare un po’ di più l’arbitro, per il quale, purtroppo, sta diventando sempre più difficile arbitrare le partite in cui i ritmi sono alti e non basta avere una capacità fisica ed una preparazione importante, ma devi avere una velocità di giudizio che è veramente quasi impossibile.”
Matteo Marani: “Forse quella degli arbitri è la categoria che vive con maggiori difficoltà ancora che quella degli allenatori. L’allenatore ne ha molte, ma l’arbitro non ne ha di meno…”
SAM_1455Cesare Prandelli: “Assolutamente sì: è la cosa più difficile in assoluto. Anche noi allenatori quando arbitriamo durante gli allenamenti i nostri giocatori è veramente un disastro. Ogni tanto per far capire loro la difficoltà che può avere questa figura li coinvolgiamo facendo arbitrare uno di loro in allenamento e dopo un po’ anche loro si accorgono che è veramente impossibile arbitrare. E’ impossibile. E allora, quindi, forse anche partendo da qui dovremmo parlare di cultura, parlare di rapportarci in maniera diversa rispetto la figura dell’arbitro ed avere dei comportamenti diversi. Io l’ho detto parecchio tempo fa: dovremmo avere prima di tutto un nostro codice per cui dopo la partita nessun tesserato dovrebbe commentare l’arbitraggio. Secondo me non dovremmo commentare veramente nulla. Giocatori ed allenatori non dovrebbero commentare l’operato dell’arbitro .
SAM_1456Secondo: gli arbitri dovrebbero avere più personalità nel farsi rispettare. Nessuno si deve permettere di alzare le mani. Qualsiasi giocatore. E’ chiaro che trovi difficoltà nelle prime settimane, ma poi il giocatore si adatta. Noi vediamo tanti altri campionati, ad esempio quello inglese nel quale difficilmente vediamo protestare.”
Matteo Marani: Questo è uno degli aspetti più brutti del nostro calcio…
Cesare Prandelli: “Ma se continuiamo a parlarne e non facciamo mai niente, nessun tipo di proposta, continueremo a parlarne fra dieci anni. Sono proposte, comunque, che cadono sempre nel vuoto. Allora, come dicevo SAM_1365prima, se veramente abbiamo amore per questo sport, ognuno di noi dovrebbe avere un proprio comportamento ed avere la forza per mantenerlo. Ma ti rendi conto veramente, che poi arrivi ad un certo punto e vale di più il lamento che non il comportamento …”
Matteo Marani: Questo soprattutto da qualche presidente…
Il moderatore ha quindi dato spazio alle domande degli studenti del Master e successivamente a quelle dei giornalisti, tra cui la nostra, a proposito del deferimento da parte della Procura Federale di Stefano Morrone, reo di aver detto in TV che l’arbitro Romeo gli aveva dato del “Capitano di merda”.
majo a bar sportGabriele Majo (stadiotardini.com): Prima giustamente auspicava un maggiore rispetto da parte dei giocatori nei confronti degli arbitri. Però lo stesso ragionamento dovrebbe valere capovolto: il capitano del Parma Stefano Morrone, reo di aver detto in televisione che era stato apostrofato in maniera piuttosto maleducata da un arbitro, è stato deferito dalla Procura Federale. Non è un po’ un assurdo questo? Il rispetto non dovrebbe essere bilaterale?
Cesare Prandelli: “Assolutamente sì. Però se ognuno porta la propria esperienza diventa veramente una discussione infinita. Bisogna partire dalla base che ci vuole rispetto sicuramente non solo da parte dei giocatori e degli allenatori, ma anche da parte degli arbitri. Però, se parti dal presupposto che un giocatore non possa avere nessun tipo di reazione nei confronti della decisione dell’arbitro, parti già da una base. Da lì nasce tutto…”
SAM_1446Sembra sulla questione arbitrale la domanda seguente da parte di Gian Carlo Ceci, radiocronista veterano.
Gian carlo Ceci: Proprio questo, Cesare: in Inghilterra, come stavi dicendo, non succede come in Italia che ci sono reazioni di questo tipo dei giocatori. Questo perché? Per mancanza di personalità dei nostri arbitri, per la mancata volontà di reprimere queste cose? Oppure anche il fatto che gli arbitri non si sentono tutelati ad essere veramente severi, perché molte volte le società si lamentano, con tutto quello che ne consegue. Secondo te: cosa si può fare? Si può veramente fare qualcosa, oppure si vuole mantenere questo status quo?
SAM_1455Cesare Prandelli: “Secondo me si può fare qualcosa…”
Gian Carlo Ceci: E perché non si fa?
Cesare Prandelli: “Non so perché non si faccia. Probabilmente perché abbiamo ogni tre giorni una partita, ogni tre giorni devi cercare il risultato, e quindi tante volte è molto più facile cercare un responsabile, tipo una svista arbitrale e non analizzare il perché di determinate sconfitte. Anche per noi allenatori tante volte è abbastanza comodo dire sì, va bene, è stato un episodio condizionato da una svista o da un errore arbitrale, ma non sempre è così. Allora quello che secondo me dovremmo fare è prima di tutto non commentare nulla dal punto di vista arbitrale. Parlare solo di calcio, dell’aspetto tecnico della partita. Tante volte alla fine della partita non si parla di calcio, si trovano le giustificazioni per determinate scelte e SAM_1377per determinati errori. Quello che possiamo fare è questo. Secondo me iniziamo da lì.”
Gian Carlo Ceci: Io mi riferivo al comportamento dei giocatori in campo…
Cesare Prandelli: “… E poi automaticamente viene trasferito, perché se tu tesserato non puoi commentare l’operato dell’arbitro automaticamente vedrai che i giocatori in campo non si permetteranno di fare nessun tipo di gesto o di commentare le decisioni arbitrali. Io sono convinto che si debba partire da lì….”
(Articolo, registrazione, trascrizione e foto di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

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