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martedì 18 gennaio 2011
MEDEGHINI E’ FALLITO. MA NON ANGELO…
Non bisogna far ricadere sui figli le colpe dei padri, sicché è giusto chiarire che si tratta di tre aziende del gruppo che faceva capo al papà dell’ex socio del Ghiro
I più attenti avranno capito che qualcosa non quagliava da quando, passando sull’Autostrada del Sole, non si poteva più notare quella mega scritta “Medeghini”, sul capannone a fianco delle Fiere di Parma. Eh sì, perché, nel frattempo tale stabilimento era stato rilevato da Mulino Alimentare. In data odierna, poi, il quotidiano on line Parma Oggi, riprendendolo dal settimanale Il Nuovo di Parma, che appartiene al medesimo gruppo editoriale, metteva on line il servizio dal titolo “Fallimento della Medeghini Spa
coinvolta anche Banca Monte Parma”, scritto da Valentina Zinelli. Siccome non bisogna far ricadere sui figli le colpe dei padri…
(continua all’interno)
…specifichiamo che le tre società dichiarate fallite appartengono al gruppo che faceva capo al papà di Angelo e non a lui direttamente, sebbene non vada dimenticato che pure la sua azienda personale, la Kome (con la quale aveva affiancato Ghirardi con una quota pari al 40% nell’acquisto del Parma FC dall’Amministrazione Straordinaria Parmalat), che si occupava di logistica e non di formaggi, ha avuto a propria volta non poche difficoltà (procedura concorsuale). Difficoltà che sarebbero state all’origine del suo repentino disimpegno dalla Eventi Sportivi Srl (la società che controlla il Parma) sul finire del 2008. Nei giorno scorsi l’AD Leonardi ha ricordato come la maxi operazione di mercato con il Genoa sia servita a chiudere (quasi) definitivamente i danni economici causati dalla retrocessione in B: noi aggiungiamo che in quella disgraziata stagione Ghirardi dovette inoltre fronteggiare personalmente (con l’aiuto della famiglia e di alcuni amici e, naturalmente, Banca Monte Parma) anche l’imprevista uscita di scena del suo socio. Angelo Medeghini, nelle aziende di famiglia, probabilmente sarà stato socio, ma non mi pare avesse direttamente incarichi gestionali, avendo preferito puntare sulla costituzione di una società di servizi, appunto la Kome, anziché rimanere ancorato al core business dei formaggi. Indubbiamente l’aver partecipato al salvataggio del Parma Calcio dal crac gli può avere creato conoscenze ed entrature nel sistema economico della nostra città e della nostra provincia, e quel cognome, Medeghini, aveva iniziato ad essere familiare in città, ma mi pare di ricordare che Angelo fosse piuttosto distante dagli affari di famiglia, avendo orgogliosamente puntato su una creatura propria. Nell’articolo de Il Nuovo di Parma che copia-incolliamo si fa anche riferimento all’amicizia tra lui ed il Presidente Onorario (non vice, per la precisione) Alberto Guareschi, all’epoca presidente dell’Istituto Bancario cittadino, ed ideatore e primo artefice del passaggio di proprietà del club calcistico dall’Amministrazione Straordinaria di Parmalat alla “cordata” Ghirardi. Se il nuovo Parma Calcio ha potuto godere di non pochi vantaggi, grazie all’assistenza ed alla vicinanza di Banca Monte Parma (socio, nonché sponsor, soprattutto l’anno della retrocessione con la scritta sulla maglia, quindi come main sponsor, partecipazione poi ridotta a second sponsor, con contratto triennale che scadrà al termine della prossima stagione ), indubbiamente anche l’istituto cittadino potè godere, grazie all’abbinamento con la squadra di pallone cittadina, di una rendita di posizione con un incremento della propria immagine sul territorio. Non ho prove concrete per sostenerlo, ma facendo due più due, si può anche facilmente immaginare che grazie all’operazione Parma Calcio possano essersi appianate più amichevolmente ed in maniera meno cruenta certe “pendenze” della Banca con la stessa Amministrazione Straordinaria Parmalat, la quale avrebbe potuto esigere revocatorie piuttosto consistenti dopo il crac. Fatte queste osservazioni ci si può accingere alla lettura dell’articolo di Valentina Zinelli sotto riportato. (Gabriele Majo)
DA IL NUOVO DI PARMA, di Valentina Zinelli
FALLIMENTO DELLA MEDEGHINI SPA COINVOLTA ANCHE BANCA MONTE PARMA
L’incursione in terra bresciana costerà cara all’Istituto di credito parmigiano che ora confida nelle ipoteche. Il rampollo del Grana padano – scrive il settimanale Il Nuovo di Parma – scese in campo insieme all’amico Tommaso Ghirardi nell’avventura “Parma Fc”. Con l’appoggio di Banca Monte che poi finanziò il gruppo con 24 milioni di euro. Il cedimento dell’azienda casearia di Medeghini avrà ripercussioni sulle perdite 2010 di Palazzo Sanvitale.
di Valentina Zinelli
Enrico Bondi li aveva definiti “i tre moschettieri” quando si erano presentati spavaldi a raccogliere l’eredità del Parma Calcio, sfilata dalla grinfie di una disonorevole procedura concorsuale grazie a due bresciani di belle speranze e l’appoggio di Banca Monte che li aveva corteggiati a lungo. Trasferte con tanto di sciarpa al collo in quel di Carpenedolo e una linea di credito da 10 milioni convinsero la Leonessa di Tommaso Ghirardi e mamma Pasotti a calare a Parma insieme ad Angelo Medeghini, rampollo di una dinastia di formaggiai lombardi. Grana Padano, gorgonzola, caseifici. Ancora una volta latte nel futuro del Parma anche se il figlio si era dedicato più agli sport e alle sue società per eventi sportivi che di grana. Ed è grazie ad una di quelle che iniziò la sua avventura nella squadra gialloblu al fianco dell’amico Tommaso e dividendo la carica da vicepresidente con il promotore dell’iniziativa Alberto Guareschi, allora presidente di Banca Monte. Dopo un paio d’anni, nel febbraio 2009, Medeghini lascia il campo e si concentra sulle attività di famiglia. In terra parmigiana aveva comunque fatto shopping comprando dalla procedura fallimentare il caseificio Merli di Baganzola per rafforzare la produzione del re dei formaggi, ovvero il Parmigiano Reggiano che già lavorava con la Mergi srl. Nel frattempo i corridoi di Banca Monte diventano familiari al giovane imprenditore che, grazie anche a robuste garanzie immobiliari, riesce a farsi finanziare per 24 milioni di euro. Più o meno quanto il gruppo Burani. Ma il 2009 si rivela un anno orribile, la Medeghini spa fa segnare un buco di bilancio da 106 milioni con un calo del 27% del fatturato. I libri finiscono al Tribunale di Brescia che nei primi giorni di quest’anno decreta la sentenza di fallimento di tre società del gruppo di Mazzano (la capostipite Medeghini spa, la Casearia Medeghini sas e la Borghetto spa) rifiutando l’ipotesi di concordato preventivo avanzata dai legali di parte. Troppe ipoteche e decreti ingiuntivi graverebbero sui terreni che l’azienda voleva portare a garanzia. Questa l’ipotesi avanzata dalla stampa bresciana che spiega come al crollo delle vendite si sarebbe unita l’insolvenza dei creditori che avrebbe costretto il gruppo a svalutare crediti per 46 milioni di euro. In mezzo la Banca di San Marino che finanzia con 24 milioni l’acquisto del marchio Medeghini dalla Casearia Medeghini con lo stesso Medeghini senior impegnato a rilevare aree vicine all’aeroporto di Montichiari con un investimento di 80 milioni di cui, sempre la stampa bresciana, sostiene già sborsato per oltre la metà.
Nel paese lombardo si cerca di rimettere insieme i cocci con la nuova Medeghini Casearia srl che ha preso in affitto le attività della spa e la gestione della cassa integrazione per i 200 dipendenti. Mentre in terra parmigiana si fa la conta dei danni. Lo stabilimento di Baganzola, il cui marchio a caratteri cubitali troneggiava al fianco delle Fiere di Parma, è passato di mano alla Mulino Alimentare. Chi rimane con il cerino in mano è Banca Monte perché nel 2009 Medeghini figlio, in questo caso, ha abbandonato il Parma Calcio ma non Palazzo Sanvitale che ora dovrà vedersela con la procedura fallimentare. La metà dei finanziamenti concessi sarebbe coperta da robuste ipoteche immobiliari anche se il nuovo proprietario di Bm, cioè Banca Intesa assai rigida nella valutazione delle sofferenze, avrebbe invitato ad accantonare le necessarie risorse per spesarle l’importo ritenuto a rischio già da alcuni mesi.
Dopo Mariella Burani che ha zavorrato lo scorso bilancio è il Grana Padano che imprimerà il proprio marchio sul documento contabile del 2010 aggiungendo un’altra tegola su gambe già malferme alle prese con la cura Intesa che intende prendere in mano il mazzo. Nei corridoi circola con insistenza la voce di un nuovo direttore generale in arrivo, che prenderebbe il posto del timoniere Giampaolo Martini alla guida dell’istituto lo scorso marzo dopo la giubilazione, senza tanti convenevoli in quel caso, di Roberto Menchetti ritenuto il principale responsabile della finanza generosa della passata gestione Banca Monte. Si tratta di Carlo Berselli già direttore Marketing Imprese del gruppo Intesa che sarebbe “distaccato” a Parma per il recupero della banca del territorio. Rimane da vedere con che autonomia e con che personale. Lo spettro dei trasferimenti selvaggi agita i sonni dei dipendenti che ricordano come nel 2005 furono “cancellati” in Intesa più di cinquecento esuberi. A Parma il pugno di ferro potrebbe essere calzato in guanto di velluto ma la pratica potrebbe ripetersi. Così come potrebbe essere riproposta la struttura regionale in cui è strutturato uno dei principali colossi italiani che potrebbe spostare il baricentro verso Bologna, la madre matrigna dei parmigiani. (di Valentina Zinelli, da “Il Nuovo di Parma”)
coinvolta anche Banca Monte Parma”, scritto da Valentina Zinelli. Siccome non bisogna far ricadere sui figli le colpe dei padri…
(continua all’interno)
…specifichiamo che le tre società dichiarate fallite appartengono al gruppo che faceva capo al papà di Angelo e non a lui direttamente, sebbene non vada dimenticato che pure la sua azienda personale, la Kome (con la quale aveva affiancato Ghirardi con una quota pari al 40% nell’acquisto del Parma FC dall’Amministrazione Straordinaria Parmalat), che si occupava di logistica e non di formaggi, ha avuto a propria volta non poche difficoltà (procedura concorsuale). Difficoltà che sarebbero state all’origine del suo repentino disimpegno dalla Eventi Sportivi Srl (la società che controlla il Parma) sul finire del 2008. Nei giorno scorsi l’AD Leonardi ha ricordato come la maxi operazione di mercato con il Genoa sia servita a chiudere (quasi) definitivamente i danni economici causati dalla retrocessione in B: noi aggiungiamo che in quella disgraziata stagione Ghirardi dovette inoltre fronteggiare personalmente (con l’aiuto della famiglia e di alcuni amici e, naturalmente, Banca Monte Parma) anche l’imprevista uscita di scena del suo socio. Angelo Medeghini, nelle aziende di famiglia, probabilmente sarà stato socio, ma non mi pare avesse direttamente incarichi gestionali, avendo preferito puntare sulla costituzione di una società di servizi, appunto la Kome, anziché rimanere ancorato al core business dei formaggi. Indubbiamente l’aver partecipato al salvataggio del Parma Calcio dal crac gli può avere creato conoscenze ed entrature nel sistema economico della nostra città e della nostra provincia, e quel cognome, Medeghini, aveva iniziato ad essere familiare in città, ma mi pare di ricordare che Angelo fosse piuttosto distante dagli affari di famiglia, avendo orgogliosamente puntato su una creatura propria. Nell’articolo de Il Nuovo di Parma che copia-incolliamo si fa anche riferimento all’amicizia tra lui ed il Presidente Onorario (non vice, per la precisione) Alberto Guareschi, all’epoca presidente dell’Istituto Bancario cittadino, ed ideatore e primo artefice del passaggio di proprietà del club calcistico dall’Amministrazione Straordinaria di Parmalat alla “cordata” Ghirardi. Se il nuovo Parma Calcio ha potuto godere di non pochi vantaggi, grazie all’assistenza ed alla vicinanza di Banca Monte Parma (socio, nonché sponsor, soprattutto l’anno della retrocessione con la scritta sulla maglia, quindi come main sponsor, partecipazione poi ridotta a second sponsor, con contratto triennale che scadrà al termine della prossima stagione ), indubbiamente anche l’istituto cittadino potè godere, grazie all’abbinamento con la squadra di pallone cittadina, di una rendita di posizione con un incremento della propria immagine sul territorio. Non ho prove concrete per sostenerlo, ma facendo due più due, si può anche facilmente immaginare che grazie all’operazione Parma Calcio possano essersi appianate più amichevolmente ed in maniera meno cruenta certe “pendenze” della Banca con la stessa Amministrazione Straordinaria Parmalat, la quale avrebbe potuto esigere revocatorie piuttosto consistenti dopo il crac. Fatte queste osservazioni ci si può accingere alla lettura dell’articolo di Valentina Zinelli sotto riportato. (Gabriele Majo)
DA IL NUOVO DI PARMA, di Valentina Zinelli
FALLIMENTO DELLA MEDEGHINI SPA COINVOLTA ANCHE BANCA MONTE PARMA
L’incursione in terra bresciana costerà cara all’Istituto di credito parmigiano che ora confida nelle ipoteche. Il rampollo del Grana padano – scrive il settimanale Il Nuovo di Parma – scese in campo insieme all’amico Tommaso Ghirardi nell’avventura “Parma Fc”. Con l’appoggio di Banca Monte che poi finanziò il gruppo con 24 milioni di euro. Il cedimento dell’azienda casearia di Medeghini avrà ripercussioni sulle perdite 2010 di Palazzo Sanvitale.
di Valentina Zinelli
Enrico Bondi li aveva definiti “i tre moschettieri” quando si erano presentati spavaldi a raccogliere l’eredità del Parma Calcio, sfilata dalla grinfie di una disonorevole procedura concorsuale grazie a due bresciani di belle speranze e l’appoggio di Banca Monte che li aveva corteggiati a lungo. Trasferte con tanto di sciarpa al collo in quel di Carpenedolo e una linea di credito da 10 milioni convinsero la Leonessa di Tommaso Ghirardi e mamma Pasotti a calare a Parma insieme ad Angelo Medeghini, rampollo di una dinastia di formaggiai lombardi. Grana Padano, gorgonzola, caseifici. Ancora una volta latte nel futuro del Parma anche se il figlio si era dedicato più agli sport e alle sue società per eventi sportivi che di grana. Ed è grazie ad una di quelle che iniziò la sua avventura nella squadra gialloblu al fianco dell’amico Tommaso e dividendo la carica da vicepresidente con il promotore dell’iniziativa Alberto Guareschi, allora presidente di Banca Monte. Dopo un paio d’anni, nel febbraio 2009, Medeghini lascia il campo e si concentra sulle attività di famiglia. In terra parmigiana aveva comunque fatto shopping comprando dalla procedura fallimentare il caseificio Merli di Baganzola per rafforzare la produzione del re dei formaggi, ovvero il Parmigiano Reggiano che già lavorava con la Mergi srl. Nel frattempo i corridoi di Banca Monte diventano familiari al giovane imprenditore che, grazie anche a robuste garanzie immobiliari, riesce a farsi finanziare per 24 milioni di euro. Più o meno quanto il gruppo Burani. Ma il 2009 si rivela un anno orribile, la Medeghini spa fa segnare un buco di bilancio da 106 milioni con un calo del 27% del fatturato. I libri finiscono al Tribunale di Brescia che nei primi giorni di quest’anno decreta la sentenza di fallimento di tre società del gruppo di Mazzano (la capostipite Medeghini spa, la Casearia Medeghini sas e la Borghetto spa) rifiutando l’ipotesi di concordato preventivo avanzata dai legali di parte. Troppe ipoteche e decreti ingiuntivi graverebbero sui terreni che l’azienda voleva portare a garanzia. Questa l’ipotesi avanzata dalla stampa bresciana che spiega come al crollo delle vendite si sarebbe unita l’insolvenza dei creditori che avrebbe costretto il gruppo a svalutare crediti per 46 milioni di euro. In mezzo la Banca di San Marino che finanzia con 24 milioni l’acquisto del marchio Medeghini dalla Casearia Medeghini con lo stesso Medeghini senior impegnato a rilevare aree vicine all’aeroporto di Montichiari con un investimento di 80 milioni di cui, sempre la stampa bresciana, sostiene già sborsato per oltre la metà.
Nel paese lombardo si cerca di rimettere insieme i cocci con la nuova Medeghini Casearia srl che ha preso in affitto le attività della spa e la gestione della cassa integrazione per i 200 dipendenti. Mentre in terra parmigiana si fa la conta dei danni. Lo stabilimento di Baganzola, il cui marchio a caratteri cubitali troneggiava al fianco delle Fiere di Parma, è passato di mano alla Mulino Alimentare. Chi rimane con il cerino in mano è Banca Monte perché nel 2009 Medeghini figlio, in questo caso, ha abbandonato il Parma Calcio ma non Palazzo Sanvitale che ora dovrà vedersela con la procedura fallimentare. La metà dei finanziamenti concessi sarebbe coperta da robuste ipoteche immobiliari anche se il nuovo proprietario di Bm, cioè Banca Intesa assai rigida nella valutazione delle sofferenze, avrebbe invitato ad accantonare le necessarie risorse per spesarle l’importo ritenuto a rischio già da alcuni mesi.
Dopo Mariella Burani che ha zavorrato lo scorso bilancio è il Grana Padano che imprimerà il proprio marchio sul documento contabile del 2010 aggiungendo un’altra tegola su gambe già malferme alle prese con la cura Intesa che intende prendere in mano il mazzo. Nei corridoi circola con insistenza la voce di un nuovo direttore generale in arrivo, che prenderebbe il posto del timoniere Giampaolo Martini alla guida dell’istituto lo scorso marzo dopo la giubilazione, senza tanti convenevoli in quel caso, di Roberto Menchetti ritenuto il principale responsabile della finanza generosa della passata gestione Banca Monte. Si tratta di Carlo Berselli già direttore Marketing Imprese del gruppo Intesa che sarebbe “distaccato” a Parma per il recupero della banca del territorio. Rimane da vedere con che autonomia e con che personale. Lo spettro dei trasferimenti selvaggi agita i sonni dei dipendenti che ricordano come nel 2005 furono “cancellati” in Intesa più di cinquecento esuberi. A Parma il pugno di ferro potrebbe essere calzato in guanto di velluto ma la pratica potrebbe ripetersi. Così come potrebbe essere riproposta la struttura regionale in cui è strutturato uno dei principali colossi italiani che potrebbe spostare il baricentro verso Bologna, la madre matrigna dei parmigiani. (di Valentina Zinelli, da “Il Nuovo di Parma”)
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5 commenti:
Informatevi prima di Scrivere certe cose.
Avete descritto i fatti esattamente al contrario: il buco di più di 80 milioni di euro che il gruppo Kome a creato (il "bravo" Angelino) ha contribuito pesantemente al fallimento delle aziende di famiglia!!!
NOn avete idea di quanta gente ha messo sul lastrico .... e con che arroganza!
Da parte nostra non abbiamo espresso alcun giudizio sulla condotta di "Angelino". Abbiamo scritto della procedura consorsuale del gruppo Kome. Non abbiamo scritto, perchè non ci risultava, che la cagione del crollo del gruppo Medeghini fosse il gruppo Kome. Se ha argomentazioni provate siamo a disposizione per riportarle, se gentilmente, però, si firma con nome e cognome, assumendosi la responsabilità di quanto afferma. Grazie - gm
Grande Angelo !!!!!!!!!!!!!!!
Con i tuoi fratellini hai messo in merda tanta gente che ha sempre onestamente ha lavorato per voi metre ve la spassavate a fare gli sboroni...............e malgrado tutto ciò siete ancora con la cresta in piedi ma vedrete che troverete quello del formaggio!!!!!!!
Un vostro attuale dipendente
Adesso scrivo qualcosa anche io....
Sono ovviamente anonimo, solo perche' quando l'autorita' giudiziaria arrivera' ne vedremo delle belle....
Il titolo corretto è : "Il padre è fallito per salvare l'ADORATO figlio"
Da solo il papà sarebbe ancora in azienda al venerdì come tutti i venerdì a testare la qualità dei "MOLLI-FRESCHI" prodotti nella ancor stimata azienda agricola di famiglia.... adesso invece è piu' di la' che di qua...ed angiolino cosa fa ???
Ma torniamo a voi...con quali soldi pensate abbia a quel tempo acquisito la quota del Parma calcio? Con cosa se non con gli euro del Papa'??? E' tutta la vita che sta sui costi di tutti il bel "Angelino"...
L'impero Kome si basava sul NULLA COSMICO ed è riuscito ad ottenere 50 mln di euro dal sistema bancario tutti regolarmente "evaporati"..
mi fermo ma ce ne sarebbe da scrivere per mesi....
Se avete un minima idea della Castroneria inserita nel titolo di questo vostro articolo e delle varie cavolate che si sono lette nello stesso, dovreste cortesemente provare ad andare a fondo ai vostri scritti "PRIMA"....
non so se mi sono spiegato bene so solo che mi sono trattenuto........
Anonimo per scelta mia, ma disoccupato grazie ad Angelino...
OKKIO AMICI che quello li' e' ancora libero.
uno in meno! - adesso questi menoghini dovranno pedalare lavorando veramente
25 Gennaio 2012 hehe diciamo che questi menegrini della menegini spa erano e probabilmenmte sono “gente” che si cerca i problemi, magari creandosi molti nemici (contrario di amici)
comunque cosa dire menegrini andate a lavorae! invece di comprare macchine ed oggetti di lusso e poi piangere in meneghino, o cinese, perche’ non siete stati capaci di tenervi i vostri soldi <”investiti” ANDATE A LAVORARE MENOGHINI! invece di elemosinare aiuti alle banche!
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